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Mariotti (Confindustria), 'la questione del Sud è nazionale'

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Ultimo aggiornamento 6 Maggio, 2023, 02:06:42 di Maurizio Barra

(ANSA) – ROMA, 05 MAG – “Esiste una questione meridionale,
che è una questione nazionale. Attraverso lo sviluppo del
meridione passa quello dell’intero Paese. Il Sud ha un
potenziale enorme da cui tutti possiamo trarre beneficio.”,
sottolinea la dg di Confindustria, Francesca Mariotti,
intervenendo ad ‘Agenda Sud 2030. Giovani, Lavoro, Futuro’.
   
“Il tema su cui lavorare per ridurre i divari – ha aggiunto –
è in primis quello della formazione. È importante utilizzare le
risorse a disposizione, come i fondi della programmazione
2020-2027, per migliorare le competenze, ma anche le
infrastrutture digitali a partire dalla scuola. Le risorse non
sono un ostacolo se pensiamo che nella programmazione dei fondi
coesione terminata nel 2020 avevamo a disposizione per le
regioni del mezzogiorno ben 156 miliardi e ne sono stato
rendicontati, quindi spesi, 43, di cui 12 per il covid”.
   
“Adesso – avverte ancora Mariotti – dovremmo spendere per la
fine del 2023, in modo taumaturgico direi, 29 miliardi e forse
non ce la faremo. Il nodo è nella capacità amministrativa,
capacità di progettare ed eseguire interventi significativi
laddove ce n’è più bisogno. Accrescere questa capacità è la
prima riforma da fare. Se viene chiesto a Regioni e Comuni di
spendere i fondi del Pnrr e poi all’interno della Pubblica
Amministrazione non ci sono persone in grado di costruire e
gestire i bandi il risultato non arriverà mai”.
   
Per la dg di Confindustria “è certamente anche un tema di
competitività nel mercato del lavoro. Si è lavorato e si sta
lavorando su questo. Dialoghiamo con il Governo su molti temi:
in questa fase dobbiamo accelerare sulle riforme e pensare ad
una rimodulazione degli investimenti del piano che tenga conto
di tempi e costi imposti dal nuovo scenario, mutato rispetto al
2020, senza però mettere in discussione le iniziali ambizioni
del piano. Ultima cosa sulle risorse: si può pensare di creare
sinergie tra i fondi di sviluppo europeo 2020-27 e quelli del
Pnrr, ma con cautela evitando di introdurre instabilità per i
programmi che sono già partiti.” (ANSA).
   

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