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Bimba morta di stenti: processo in Assise per Alessia Pifferi, lasciò da sola la figlioletta Diana

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 8 Maggio, 2023, 19:02:43 di Maurizio Barra

Processo in Assise per Alessia Pifferi che a luglio scorso lasciò morire di stenti la figlia Diana.

Una donna “lucida” che “ha descritto emozioni e tutto ciò che è accaduto da quando ha scoperto della gravidanza fino alla morte della piccola Diana”. Così l’hanno descritta i pm di Milano Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro depositando verbali, chat e video degli interrogatori nel processo a carico della 37enne accusata di omicidio volontario pluriaggravato per la morte della figlia di un anno e mezzo, abbandonata in casa una settimana nel luglio 2022. 

Nell’udienza per l’ammissione della lista testimoni e prove – da concludere il prossimo 16 maggio – i pubblici ministeri hanno ribadito che per Alessia Pifferi non c’è “alcun pregresso psichiatrico”, che nessuna relazione di medici e psichiatri “accenna alla possibilità di deficit di carattere mentale”.

La Corte di Assise ha infatti rigettato la richiesta di una perizia psichiatrica sulla donna rispetto alla capacità di affrontare un processo. “Dall’unico atto medico prodotto dalla difesa non emerge alcun elemento che possa far dubitare della sua piena capacità”, ha deciso il giudice Ilio Mannucci Pacini.

Una tesi contrastata dalla difesa della donna, l’avvocato Ilaria Pontenani, in base alla relazione di una psichiatra di San Vittore in cui si parla di deficit cognitivi. Nell’udienza davanti alla Corte di Assise di Milano è stata respinta la richiesta difensiva di una perizia psichiatrica per valutare la capacità di affrontare un processo, un fatto che però non esclude la possibilità di un’altra perizia al termine dell’istruttoria per accertare la capacità di intendere e di volere della donna al momenti dei fatti. “Voi la vedete così perché è sotto psicofarmaci, a differenza di quello che dice il pubblico ministero, Alessia Pifferi è sempre sotto psicofarmaci, è evidente già ora che non stia bene”, ha detto l’avvocata che difende la 37enne. 

La madre e la sorella della Pifferi ammesse come parti civili

La Corte di Assise di Milano, presieduta dal giudice Ilio Mannucci Pacini che guida la nuova corte di giudici popolari davanti ai quali si terrà il processo con udienze già fissate, ha deciso che la madre di Alessia Pifferi, Maria Assandri, e la sorella Viviana Pifferi sono state ammesse come parti civili nel processo in corso a Milano a carico della donna. 

Respinta invece questa mattina in aula la richiesta di costituzione da parte dell’associazione Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, dopo il parere negativo espresso sia dal legale delle due parenti, dall’avvocato Ilaria Pontenani che difende Alessia Pifferi, e dai pm di Milano Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro. Nel caso della morte della bambina non c’è alcun “danno derivato all’associazione, nemmeno in ipotesi” né “interesse diffuso” da difendere, ha deciso la Corte.

Il funerale della piccola Diana Pifferi nella chiesa dei santi Pietro e Paolo a San Giuliano Milanese Ansa

Il funerale della piccola Diana Pifferi nella chiesa dei santi Pietro e Paolo a San Giuliano Milanese

La sorella della Pifferi: “Giusto negare la perizia, non è stato un raptus. Non si è mai scusata”

Al termine dell’udienza davanti ai giudici del tribunale di Milano, le parole di Viviana Pifferi, sorella di Alessia sono pugni nello stomaco. “Ci sarò sempre. Io non so più definire mia sorella, ma so che sono dalla parte giusta: lei è mia sorella, ma chi è morta è mia nipote”, afferma. Anche questa volta, come nella scorsa udienza, indossa la maglietta con la foto della piccola trovata senza vita il 20 luglio scorso.

“Credo sia stato giusto da parte dei giudici non concederle la perizia” per stabilire la capacità dell’imputata di stare nel processo, perché “ha lasciato la piccola una settimana da sola, non è un raptus di cinque minuti” sottolinea la donna, parte civile nel processo.

In aula lo sguardo delle due sorelle non si incrocia mai, ma Alessia Pifferi le ha scritto più di una lettera ora che è dietro le sbarre del carcere di San Vittore. “Se volevo dirle qualcosa le avrei risposto, ma in quelle lettere non c’è nessun tipo di scuse e se non arrivano neanche quelle” continua il silenzio.

 

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