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Paradisi contaminati: le “reti fantasma” infestano anche le acque di Ipanema

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 16 Maggio, 2023, 21:57:17 di Maurizio Barra

Una rete da pesca di 300 metri quadrati che minacciava la biodiversità nelle acque davanti a Ipanema, il quartiere di Rio de Janeiro reso celebre in tutto il mondo dalla canzone di Antônio Carlos Jobim e Vinícius de Moraes, è stata tirata fuori dal mare e trasformata in borse multiuso grazie al lavoro congiunto di sub, biologi e sarte. Il progetto si chiama “Redinha” ed è nato per recuperare i rifiuti che soffocano il mare.

La rete, trovata a una profondità di 20 metri, ha richiesto giorni per essere rimossa a causa della scarsa visibilità e delle correnti marine.

È solo una delle tante “reti fantasma” abbandonate nel mare di Rio de Janeiro che minacciano la vita marina.

 

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Ricardo Gomes, biologo e direttore dell’Istituto del Mare Urbano, spiega a Reuters che molte reti rimangono per anni in acqua, danneggiando l’ambiente marino.

La rete è stata poi trasformata in borse grazie a “Redinha”, un progetto che contribuisce a ridurre l’inquinamento da plastica negli oceani e dà lavoro a decine di artigiani e a diverse famiglie di pescatori.

In una ricerca del 2021 un team di scienziate e scienziati brasiliani hanno utilizzato i social media per stimare l’impatto negativo delle reti fantasma sul biota marino brasiliano arrivando alla conclusione che le reti fantasma hanno un effetto negativo su diverse specie marine, compresi i grandi animali marini, come la balena di Bryde e il delfino della Guiana.

La dimensione del problema delle “reti fantasma” è nelle cifre: le reti (e altre attrezzature) da pesca costituiscono la principale fonte di plastica che inquina gli oceani.

Circa il 46% delle 79 mila tonnellate di plastica del ‘Pacific Trash Vortex” è costituito da reti da pesca, alcune grandi come campi da calcio.

Secondo i dati forniti dalla ong  Sea Shepherd Conservation Society il 30% circa del declino di alcune popolazioni ittiche sarebbe il risultato di attrezzatura da pesca scartata, mentre oltre il 70% degli strangolamenti di animali marini sarebbe prodotto da reti da pesca abbandonate.

Secondo le stime dell’UN Environment Programme (UNEP), il 15% dei rifiuti marini galleggia sulla superficie del mare, il 15% rimane in acqua e il 70% si posa sul fondale marino. L’UNEP prevede inoltre che entro il 2050 ci sarà più plastica in mare che pesci.

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