Ultimo aggiornamento 17 Maggio, 2023, 15:17:15 di Maurizio Barra
(ANSA) – GENOVA, 17 MAG – Già nel 2003, il ponte Morandi
(crollato il 14 agosto 2018, 43 vittime) avrebbe potuto essere
demolito visto i costi elevati di manutenzione. Per questo venne
contattato Danilo Coppe, esperto di esplosivi che poi, in
seguito al crollo, si occupò delle operazioni per fare cadere i
resti del viadotto. “Mi dissero che ne avrebbero costruito un
altro. Poi la demolizione non si fece perché ritenuta troppo
complessa” ha spiegato oggi in aula. “Mi contattarono da Roma
per sapere il costo, dicevano che la manutenzione costava troppo
e ne sarebbe stato costruito uno più a monte, verso Bolzaneto,
non so se si riferissero alla Gronda. Ma l’operazione fu
ritenuta evidentemente troppo complessa e costosa e non se ne
fece nulla. Poi nel 2018 mi hanno chiamato per abbattere i
resti”.
“Per l’importanza dell’opera a Genova – prosegue Coppe, che
si definisce “un esplosivista etico” – pensai di dover demolire
la Torre di Pisa. Mi spiegarono che mantenerlo costava una
barcata di soldi, circa due milioni di euro (costi che non
sarebbero invece tali secondo la procura ma di gran lunga
inferiori dal 2005 al momento del crollo)”.
“Fui una Cassandra, nella nostra relazione scrivemmo che la
demolizione era fattibile, per almeno l’80% della volumetria, il
mezzo più sicuro ed economico era l’uso degli esplosivi. Il
problema erano tutte le operazioni complementari. Sotto il
viadotto infatti c’erano diversi edifici e passavano linee
ferroviarie, elettriche, gasdotti, strade provinciali e
comunali. Bastava un’opposizione di un solo ente, ha precisato
Coppe, perché si bloccasse tutto. Bisognava pensare
all’americana, lavorare con elasticità mentale”. (ANSA).
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