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Faro Bce sugli indici di liquidità delle banche. 'Le pressioni sui prezzi restano intense'

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 19 Maggio, 2023, 13:54:26 di Maurizio Barra

La Bce sta marcando le banche europee sulle riserve di liquidità e potrebbe chiedere a singoli istituti, alla fine dell’anno, di aumentare i loro livelli per fare fronte a eventuali tensioni. E’ quanto scrive Bloomberg citando diverse fonti secondo cui le crisi Svb e Credit Suisse, alimentate dalla fuga dei depositi, ha fatto tornare al centro dei rischi la capacità delle banche di possedere sufficienti cuscinetti di liquidità.

Un cambio di passo rispetto agli scorsi anni di tassi a zero e di liquidità abbondante dove la vigilanza si è incentrata di più sul capitale e i rischi di credito. La Bce aveva comunque iniziato a insistere sugli indici di liquidità già a fine 2021 con l’aumento dell’inflazione e dei costi della raccolta.

I rischi inflattivi
“Le pressioni sui prezzi restano intense” e “vi sono ancora significativi rischi al rialzo per le prospettive di inflazione”, scrive la Banca centrale europea nel nuovo bollettino economico, sottolineando come gli ultimi dati siano in linea con la valutazione a medio termine di marzo scorso. “L’inflazione complessiva ha registrato una riduzione negli ultimi mesi, sebbene le pressioni di fondo sui prezzi rimangano intense”, spiega il bollettino. Allo stesso tempo i rialzi “si stanno trasmettendo con vigore” alle condizioni di finanziamento, “mentre il ritardo e l’intensità della trasmissione all’economia reale restano incerti”.

Per la Bce nel breve periodo le pressioni inflazionistiche potrebbero generare aumenti dei prezzi al dettaglio più forti del previsto, mentre la guerra in Ucraina potrebbe spingere di nuovo al rialzo i prezzi dei beni energetici e alimentari. Anche le aspettative di inflazione, che persistono al di sopra dell’obiettivo della Bce, potrebbero spingere al rialzo i prezzi nel medio termine, così come aumenti maggiori delle retribuzioni o dei margini di profitto. Fra i rischi al ribasso per la Bce ci sono eventuali nuove tensioni nei mercati finanziari, che potrebbero far diminuire l’inflazione più rapidamente rispetto a quanto previsto nelle proiezioni. Anche una domanda più debole, riconducibile ad esempio a un più marcato rallentamento del credito bancario o alla più intensa trasmissione della politica monetaria, determinerebbe minori spinte sui prezzi.

Quanto alla crescita, il Pil dell’area dell’euro nel primo trimestre dell’anno è salito dello 0,1%, dopo aver ristagnato alla fine del 2022, e “i dati che finora sono stati resi disponibili segnalano per il secondo trimestre del 2023 la prosecuzione di una crescita positiva, anche se moderata“. Gli economisti segnalano anche che gli investimenti delle imprese dovrebbero essere tornati a crescere agli inizi del 2023, dopo una contrazione nel quarto trimestre del 2022, e il mercato del lavoro resta robusto

Meno domande di prestito
“Le banche hanno segnalato un forte calo della domanda di prestiti da parte di imprese e famiglie nel primo trimestre del 2023. Il calo della domanda di prestiti da parte delle imprese è stato il più marcato dalla crisi finanziaria mondiale, mentre la contrazione della domanda di prestiti da parte delle famiglie è stata la più elevata dall’avvio dell’indagine nel 2003”: lo scrive la Bce nel nuovo bollettino economico. La flessione nei prestiti “è stata superiore alle aspettative espresse dagli intermediari nel trimestre precedente”, e le banche hanno segnalato che il motivo principale è il livello dei tassi di interesse.

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