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Uccise moglie e figlia: l'interior designer in aula al processo chiede "perdono per l'imperdonabile"

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Ultimo aggiornamento 20 Maggio, 2023, 01:54:24 di Maurizio Barra

Fra il 3 e 4 maggio del 2022 ha ucciso nella casa di Samarate (Varese) la moglie Stefania Pivetta, la figlia sedicenne Giulia e ferito gravemente il primogenito Nicolò. 

Oggi, in aula per il processo a Busto Arsizio, l’interior designer Alessandro Maja, reo confesso, ha chiesto “perdono per qualcosa di imperdonabile”.

Giudicato capace di intendere e di volere, Maja ha risposto alle domande della pm Susanna Molteni. Ha spiegato di aver ucciso la moglie, poi la figlia, infine di aver colpito Nicolò che pensava fosse morto. Ma non era così, tanto che Nicolò, a cui ha chiesto perdono, oggi in sedia a rotelle era in aula con gli zii Ines e Mirko e il nonno Giulio Pivetta che, quando ha sentito Maja parlare della figlia, è dovuto uscire.

“Non potevo ascoltare certe cose” ha poi spiegato. Maja ha pianto e ha detto che era preoccupato per un errore sul lavoro e per i soldi, per le spese della moglie con cui c’erano tensioni. Sui conti correnti della famiglia c’erano però circa 280 mila euro.

“Adesso è facile chiedere perdono – ha detto Mirko Pivetta, visibilmente scosso -. Non nascondo che fa effetto vedere un uomo ridotto così. Ma che perdono dopo che abbiamo letto le perizie e ascoltato le modalità?” con cui si è accanito contro la sua famiglia. 

“Non riesco a provare odio nei suoi confronti però il perdono in questo momento penso sia difficile”, ha detto oggi Nicolò Maja, figlio di Alessandro, oggi 24enne che ha reso dichiarazioni spontanee, dopo l’udienza a Busto Arsizio. 

Oggi Nicolò indossava, come altre volte nei mesi scorsi, una maglia con il volto della mamma e della sorella. “Sono emotivamente stanco – ha aggiunto soltanto il ragazzo -. non ho ancora una risposta esaustiva sul perché” della strage.

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