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40 anni di scioglimento del ghiaccio artico in 1 minuto

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 24 Maggio, 2023, 19:05:37 di Maurizio Barra

Occhi ancora una volta puntati sull’Artico, la zona della Terra più esposta al cambiamento climatico. 

Qui l’aumento delle temperature è sproporzionato rispetto al resto del pianeta. Un’anomalia che innesca una serie di effetti a cascata che vanno a comporre la cosiddetta amplificazione artica.

Gli occhi, in questo caso, sono quelli dei satelliti, unici in grado di documentare in maniera analitica questo fenomeno.

Il progetto Science for Society Arktalas Hoavva dell’ESA, che nella lingua Sami settentrionale significa Oceano Artico, è dedicato allo studio dell’amplificazione artica utilizzando i dati satellitari.

Uno studio guidato da Igor Esau del Centro ambientale e di telerilevamento di Nansen, in Norvegia epubblicato di recente sulla rivista Remote Sensing spiega come i satelliti si stiano dimostrando indispensabili per monitorare l’Artico e aiutino a comprendere questo fenomeno climatico e il suo impatto sul pianeta.

L’animazione mostra in circa un minuto l’estensione media del ghiaccio marino nell’Artico dal 1979 al 2022. 

Il principale fattore di amplificazione artica è la scomparsa del ghiaccio marino, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli di estensione minimi senza precedenti.

Il ghiaccio marino si forma quando l’acqua marina congela per formare ghiaccio d’acqua dolce. Il processo di congelamento respinge l’acqua salata, che è fredda e molto più densa dell’acqua marina circostante e quindi scende nell’oceano profondo, guidando la circolazione oceanica globale determinata dalla variazione della densità delle masse d’acqua dovuta al binomio temperatura/salinità.

Senza la formazione di ghiaccio marino, questo processo è destinato ad arrestarsi portando a cambiamenti drammatici nella circolazione oceanica globale.

Man mano che scompare il ghiaccio, la superficie scura esposta dell’oceano assorbe più calore, portando a un ulteriore riscaldamento e alla perdita di ghiaccio.

Questo rapido riscaldamento non mette in crisi solo il delicato equilibrio dell’ecosistema artico, ma ha profonde implicazioni per i modelli climatici globali, le popolazioni umane e la fauna selvatica. 

Satelliti dell’ESA come Cryosat e Copernicus Sentinel-3 sono in grado di misurare con precisione lo spessore del ghiaccio marino artico, consentendo ai ricercatori di valutare i cambiamenti in corso. 

La missione SMOS, dedicata all’acqua, e Copernicus Sentinel-1 completano i dati fornendo misurazioni della salinità dell’oceano e mappature complete del ghiaccio marino in qualsiasi condizione atmosferica. 

I satelliti ESA hanno facilitato lo studio anche di altri parametri fondamentali per capire l’amplificazione artica, come la temperatura superficiale, la composizione atmosferica e l’albedo, cioè la quantità di luce riflessa da una superficie.

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