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Via dei Georgofili 30 anni dopo, il presidente Mattarella a Firenze

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 27 Maggio, 2023, 19:21:05 di Maurizio Barra

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal Palazzo di giustizia di Firenze partecipa ad una cerimonia, organizzata dalla Corte d’Appello del Tribunale della città, per commemorare l’attentato del 27 maggio 1993. Oggi è infatti il giorno del trentesimo anniversario della strage di via dei Georgofili (5 morti e 48 feriti).

Prima di lasciare l’auditorium del Palazzo di Giustizia il presidente ha voluto salutare e rendere omaggio ai parenti di alcune delle vittime della strage stessa, presenti anche loro quest’oggi.  Un momento durato pochi istanti ma fortemente voluto proprio da parte di Sergio Mattarella che ha voluto con tale gesto portare la vicinanza dello Stato a chi esattamente 30 anni fa subì un grave lutto.

Intanto, dopo la fiaccolata di questa notte, la premier Giorgia Meloni ha inviato un messaggio, anche a nome del governo, per ricordare la tragica ricorrenza. “Nessun fiorentino, nessun italiano, potrà mai dimenticare la strage dei Georgofili. Così come nessuno potrà mai cancellare dalla memoria quegli anni così difficili per la nostra nazione, segnati da altri sanguinosi attentati e stragi. Il governo rivolge il suo pensiero commosso a tutti i famigliari delle vittime e rinnova il suo ringraziamento ai servitori dello Stato che, spesso nell’ombra e tra mille difficoltà, hanno lottato e lottano contro la mafia. E che con il loro instancabile lavoro avvicinano sempre di più il definitivo tramonto della criminalità organizzata”.

La premier ha ricordato anche la “lunga scia di terrore di fronte alla quale il nostro popolo seppe reagire, dimostrando la forza della legalità e la solidità delle istituzioni”. Sull’attentato di Firenze Meloni ha aggiunto ancora: “Un feroce attacco allo Stato, una guerra dichiarata alla Repubblica per vendicarsi del carcere duro, una ferita gravissima inferta all’Italia e al suo patrimonio artistico e culturale”.

Il primo cittadino Dario Nardella ha invece posto l’accento sul fatto che “trent’anni segnano un anniversario a cifra tonda, che ci spinge a ripercorrere tutto quello che Firenze ha saputo fare da allora come città e anche coi processi che hanno permesso di individuare i responsabili”.

Nardella ha sottolineato anche il dovere di “andare nelle scuole e ricordare il tratto camaleontico della criminalità organizzata”, perchè parlare della strage dei Georgofili, significa “anche cosa ha significato lo scontro della mafia contro lo Stato e le istituzioni”. La mafia c’è ancora – prosegue Nardella – oggi si annida e attecchisce dove c’è economia sana”.

Sulle stragi di mafia avvenute tra il 1992 e il 1993, “l’impegno della magistratura è tuttora doverosamente in atto”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo intervenendo al Palazzo di Giustizia di Firenze. Melillo ha ricordato le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulle vittime “di quella torbida stagione” che “ancora reclamano verità e giustizia”. Ha aggiunto: “E’ un compito che il tempo trascorso ha reso ancora più doveroso e urgente. Occorrono le cosiddette virtù passive dell’attività giudiziaria come il riserbo, la coltivazione del dubbio e l’attenzione alla ragione degli altri. Bisogna fuggire da immaginarie missioni salvifiche che portano con sé i semi dell’errore. L’errore di ciascuno distrugge la credibilità del lavoro di tutti. Bisogna restare coi piedi per terra, ma senza fermarsi, anche grazie ai molti elementi acquisiti anche recentemente, perché lo impone la straordinaria gravità di quei delitti che sono imprescrittibili” ha concluso Melillo.

“La strage dei Georgofili ha segnato profondamente Firenze e l’Italia. Da quella capacità di reazione, grazie anche all’impulso di magistrati bravissimi, parlo di Vigna, Chelazzi, Nicolosi, Crimi, è stato possibile ricostruire l’intero percorso criminoso e arrivare a 32 condanne esemplari, cosa che non accade sempre. Per questo a trent’anni di distanza, in un’attenzione che è sempre crescente, la presenza del presidente della Repubblica al Palazzo di Giustizia di Firenze, oggi, è veramente il suggello della reazione e del contrasto alla mafia, alla criminalità organizzata, della lealtà nel rapporto fra cittadini ed istituzioni che costituisce l’antidoto più efficace contro le mafie”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.

I processi, celebrati a Firenze, hanno portato alle condanne degli esecutori materiali (un commando di quattro persone che ebbe una sua base operativa a Prato, dove venne caricato di esplosivo il Fiorino rubato) e anche a chi volle quelle stragi. Totò Riina, Leoluca Bagarella, i fratelli Graviano, Giovanni Brusca, Matteo Messina Denaro e altri.

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