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Rientrano da Londra 750 reperti archeologici del tesoro depredato da Symes

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 31 Maggio, 2023, 20:10:20 di Maurizio Barra

Sono tornati in Italia e presentati oggi a Roma, al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, 750 reperti archeologici rimpatriati da Londra il 19 maggio scorso. 

Vasi, gioielli in oro, argento e bronzo e 26 collane ricostruite in oro, argento e bronzo, un sarcofago in piombo, frammenti pavimentali di epoca medievale, questi alcuni dei preziosi beni recuperati in seguito alle indagini del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, mirate a contrastare il traffico internazionale di beni culturali, sfociate anche in una procedura extragiudiziale e in una causa civile, condotta in stretta collaborazione con il Ministero della cultura attraverso l’Avvocatura Generale dello Stato. 

I beni archeologici rientrati in Italia

I ritrovamenti, provenienti da scavi clandestini sul territorio italiano, erano confluiti in una società inglese in liquidazione, la Symes Ltd, riconducibile a Robin Symes, un trafficante di beni culturali che si spacciava per mercante d’arte. Proprio lui è riuscito a tenere per la sua società, fino all’11 maggio scorso, i 750 reperti per un valore complessivo di 12 milioni di euro.

Poche settimane fa, infatti, si sono concluse le complesse trattative seguite dal ministero della Cultura, in sinergia con i Carabinieri dell’Arte e con la collaborazione dell’Ambasciata italiana a Londra e, il 19 maggio, i reperti sono arrivati a Roma.     

Altri 71 reperti si trovano attualmente negli Stati Uniti e verranno recuperati nei prossimi giorni dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.  

Una storia che fa pensare al cinema e ai romanzi ma che in realtà è rappresentativa di quella che il Generale di Brigata, Vincenzo Molinese, Comandante del Tpc (Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale), ha definito “archeomafie con compagini articolate che suddividono i vari compiti, dal ‘tombarolo’ al broker internazionale“, durante la conferenza stampa tenutasi stamattina nella Cappella dei Condannati del Museo di Castel Sant’Angelo. “Le indagini sull’arte – ha aggiunto – non finiscono mai, perché l’arte italiana è stata trafugata per anni e continua a esserlo”. 

Stavolta, grazie proprio a queste indagini, è stato possibile scortare in Italia centinaia di vasi, gioielli, elementi di vestiario, monili in oro, argento, bronzo e ancora armi, utensili, sarcofagi, oggetti votivi e molto altro: il tutto risalente a un periodo databile dall’ VIII secolo a.C all’epoca medievale. Un accordo di restituzione analogo è stato siglato anche per alcuni reperti greci risalenti al Neolitico.     

Le immagini della presentazione a Castel Sant’Angelo e l’intervista all’archeologa Sara Neri

La società Symes Ltd si era sempre opposta ai tentativi di recupero dell’autorità giudiziaria italiana ed è stata sottoposta a procedura fallimentare nel Regno Unito e citata in giudizio in Italia tramite l’Avvocatura dello Stato per la restituzione dei beni o il risarcimento civile.

“Se non ci fosse stata la passione per la cultura e la passione civile del nucleo Tutela patrimonio dei Carabinieri – ha dichiarato il ministro per la Cultura, Gennaro Sangiuliano, presente alla conferenza – difficilmente si riuscirebbero a ottenere questi risultati“. L’obiettivo, ha concluso il ministro, “è stroncare l’illegalità internazionale nei traffici delle opere d’arte e promuovere un circuito positivo e legale di circolazione delle opere attraverso le grandi mostre”. 

Alla conferenza di oggi erano presenti anche Mario Turetta, segretario generale del Ministero della Cultura, Lorenzo d’Ascia, avvocato dell’Avvocatura generale dello Stato ed Elena Sourani, ambasciatrice della Repubblica Ellenica a Roma.

Uno dei reperti esposti a Castel Sant'Angelo Ministero della Cultura

Uno dei reperti esposti a Castel Sant’Angelo

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