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Processo Eternit bis, Schmidheiny condannato a 12 anni per omicidio colposo aggravato

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Ultimo aggiornamento 8 Giugno, 2023, 01:00:12 di Maurizio Barra

L’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è stato condannato a 12 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato in violazione delle norme per la prevenzione sul lavoro. Questa la sentenza della Corte d’Assise di Novara al termine di oltre 7 ore di camera di consiglio. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo e l’isolamento diurno mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione. Nel processo Eternit bis, Schmidheiny era accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di 392 persone decedute a causa dell’amianto a Casale Monferrato e nelle zone limitrofe. L’imprenditore aveva gestito lo stabilimento Eternit di Casale dal 1976 al 1986, anno in cui l’impianto venne chiuso.

La corte d’assise ha anche deciso l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici e fissato una provvisionale di oltre 100 milioni di euro, di cui la metà per il comune di Casale Monferrrato e 30 milioni per la presidenza del Consiglio.

Schmidheiny nel 2012 era stato condannato dal tribunale di Torino a 16 anni di carcere insieme al barone belga Louis de Cartier, anche lui imputato per disastro ambientale e omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche negli stabilimenti della multinazionale dell’amianto. La condanna fu confermata in appello, nel giugno 2013, a 18 anni per Schmidheiny mentre il barone era morto poco prima. Nel 2014 però la Cassazione aveva annullato senza rinvio la sentenza di condanna dichiarando prescritti i reati. Poco dopo il pronunciamento della suprema corte, dalla procura di Torino era partita un nuovo filone d’indagine, detto appunto Eternit bis.

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