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Trevi, 'la filosofia di Berlusconi mai censoria'

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Ultimo aggiornamento 14 Giugno, 2023, 12:27:32 di Maurizio Barra

(di Mauretta Capuano)
(ANSA) – ROMA, 13 GIU – Un “imprenditore illuminato” anche
nel mondo della cultura, dei libri. Lo scrittore Emanuele Trevi,
Premio Strega 2021 con Due vite, sottolinea la cifra
“assolutamente liberale” di Silvio Berlusconi e dice all’ANSA
che “la sua filosofia non è mai stata censoria, perché
l’animazione culturale, il dibattito, anche acceso, attiravano
acqua al suo mulino. E questo avviene quando gli individui nel
loro rapporto con il mondo, con la gente, non hanno bisogno di
mediazioni”. A Berlusconi, afferma Trevi, “piaceva la zuffa.
   
Amava che le diverse narrazioni si confrontassero e questo
generava cash. Non aveva presupposti ideologici molto forti”.
Persona di sinistra, “che non è stata divorata dall’antipatia
per Berlusconi” e che “in questi giorni può parlare senza sensi
di colpa”, Trevi sostiene che la filosofia di Berlusconi
“riguardava la qualità e l’efficacia del prodotto e questi sono
criteri di libertà per noi artisti perché ci riportano a quello
che dobbiamo fare veramente bene. L’ideologia è come un marchio
di qualità preventivo. Vuoi fare una cosa di destra, falla bene,
falla interessante”. Berlusconi non “ha mai parlato come la
destra di oggi che sta sempre a lagnarsi che nel ’47 c’erano i
comunisti cattivi e i poveri poeti di destra non pubblicavano.
   
La cosa più detestabile per una persona come Berlusconi è questa
lagna di destra dell’egemonia culturale di sinistra. È tutta
sbagliata perché crea blocchi. Italo Calvino, Cesare Pavese non
vendevano perché erano comunisti, perché erano bravi”.
A Trevi non è mai capitato di conoscere Berlusconi, ma è
cresciuto e ha pubblicato negli anni in cui il Cavaliere ha
comprato Mondadori ed Einaudi e “non mi risulta – dice – se non
in alcuni casi particolarmente offensivi, che si possono capire
umanamente, che abbia messo molta bocca in quello che ha
comprato. La prova sono i cataloghi di queste case editrici. È
chiaro che non ha pubblicato Marco Travaglio. Ha creato magari
una censura preventiva nei suoi dipendenti, mentre lui se ne
sarebbe fregato. Un eccesso di zelo non direttamente richiesto
da lui”. La sua cifra, aggiunge, “è stata assolutamente liberale
perché altrimenti non si spiega come lui possa aver comprato una
roccaforte della sinistra che non ha ricevuto nessun danno, anzi
che è rimasta in piedi perché c’erano i soldi suoi. Si deve a
lui se un patrimonio come Einaudi è ancora vivo”.
   
Trevi ha anche “un atteggiamento molto diverso da tante
persone di sinistra che pensano che le tv private abbiano
rincoglionito gli italiani. Viene sempre citato Drive in e a me
piaceva. Bisogna combattere questa idea pedagogica e assurda che
la televisione abbia rincoglionito gli italiani. Siamo tutti
artigiani. C’è il genere gnocca, c’è il genere Trevi. Altrimenti
la mediocrità si confonde per nobiltà”.
Trevi non nega ci siano stati casi di cambi di editore, ma
“sono anche questioni personali, dolorose, non fanno sistema. Le
eccezioni nel mondo editoriale sono state dovute all’eccesso di
zelo dei suoi collaboratori in un certo momento. Non c’è nemmeno
un grande apporto del berlusconismo nei cataloghi editoriali. La
gente dice ha fatto il Libro Nero del comunismo, ma non era una
stronzata di propaganda, è un libro di una equipe di signori
studiosi. Non erano dati truccati. Il vero criterio liberale è
quello: se fai una cosa, l’importante è che tu la faccia bene”.
   
(ANSA).
   

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