Ultimo aggiornamento 15 Giugno, 2023, 21:46:48 di Maurizio Barra
(ANSA) – GENOVA, 15 GIU – Pena ridotta in appello per Giulia
Stanganini, la donna accusata di avere ucciso a Genova il
figlioletto di tre anni nel novembre 2019 e dell’omicidio della
madre, Loredana Stuppazzoni, in pieno lockdown, di cui poi
smembrò il corpo per nasconderlo. La Corte d’assise di appello
l’ha condannata a 27 anni e l’ha giudicata seminferma di mente.
In primo grado le era stato inflitto l’ergastolo ed era stata
riconosciuta capace d’intendere. In fase di indagini preliminari
Stanganini venne sottoposta a due perizie: l’ultima concluse che
la donna era capace di intendere e volere al momento degli
omicidi e parzialmente inferma quando fece a pezzi il corpo
della madre. A inizio processo di secondo grado era stata
disposta una nuova consulenza che ha stabilito un disturbo di
personalità di tipo schizotipico oltre a un lieve deficit
mentale. L’avvocato difensore Chiara Mariani aveva chiesto
l’assoluzione nel merito per infermità mentale.
La donna è accusata di duplice omicidio, distruzione e
occultamento di cadavere, ma anche maltrattamenti e utilizzo
fraudolento del bancomat della madre. Secondo quanto ricostruito
dagli investigatori della squadra mobile di Genova il
figlioletto di tre anni sarebbe stato ucciso, soffocandolo,
perché la madre non ne sopportava il pianto. Stanganini, come
aveva scritto nell’ordinanza di custodia cautelare il gip
Riccardo Ghio, era “inadeguata” rispetto ai compiti della
maternità : il piccolo a tre anni veniva nutrito quasi
completamente con omogeneizzati e talvolta veniva messo a
dormire legato al passeggino. La nonna del bimbo aveva capito
che la figlia aveva ucciso il nipotino e aveva iniziato ad
accusarla di essere una assassina. Per questo, secondo gli
investigatori, Stanganini avrebbe poi ucciso anche la madre.
(ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
