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D'Annunzio e il cinema in un recital al Cairo con Russinova

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Ultimo aggiornamento 16 Giugno, 2023, 12:57:19 di Maurizio Barra

(ANSA) – IL CAIRO, 16 GIU – Gabriele D’Annunzio nel ruolo di
primo grande scrittore italiano a credere nel cinema come un
potente mezzo per creare visioni e generare emozioni in un
pubblico vastissimo è stato presentato al Cairo in uno
spettacolo riproposto, per la prima volta in Egitto,
dall’Istituto italiano di cultura della capitale egiziana.
   
Il recital, a cavallo tra letteratura, musica e cinema, ha
offerto un’antologia di poesie di D’Annunzio intervallate da
filmati e musiche dell’epoca interpretate dal soprano Sara
Allegretta, accompagnata al pianoforte da Vincenzo Rana,.
   
Lo spettacolo dal titolo Le Muse di Gabriele D’Annunzio,
scritto e co-interpretato dall’attrice, conduttrice televisiva
ed ex modella Isabel Russinova, è stato portato in scena ieri
sera con il coordinamento artistico del Maestro Elio Orciuolo
nella seconda edizione della rassegna Italian Cinema Focus.
   
In scena è emerso il rapporto tra il poeta ed Eleonora Duse,
diva celebre anche in Egitto a cavallo del secolo. Mentre un
nuovo protagonismo femminile si affermava nel mondo, prendeva
forma l’idea di D’Annunzio che il cinema sarebbe diventato lo
strumento per soddisfare il bisogno collettivo di esotismo e
meraviglioso.
   
“Con Le Muse si mette in scena il D’Annunzio scrittore della
modernità che colse i segni di una nuova dinamica della
sensibilità sociale”, ha sottolineato all’ANSA il direttore
dell’Istituto Italiano di Cultura del Cairo, Davide Scalmani,
alla richiesta di elaborare il concetto del vate pescarese nelle
vesti di “primo scrittore per il cinema”, come recita la
locandina dello spettacolo.
   
“Nella sua poetica c’era spazio sia per popolarizzare la
narrativa attraverso il cinema, sia per evocare un nuovo
protagonismo femminile in grado di corrodere gli stereotipi
sociali. Il barometro dannunziano registrava quei movimenti
profondi che mettevano la società in tensione con se stessa, ne
esprimeva la sete di assoluto e allo stesso tempo, con gusto
decadente, la sua estenuazione, le crisi di alienazione e le
nevrosi”, ha aggiunto Scalmani.
   
Nel D’Annunzio delle Muse si possono “rintracciare le
impronte al negativo di una società perbenista ma in realtà
ipocrita, luccicante nella vetrina ma malata nella sostanza,
esposta alla disillusione, dominata da un dio-denaro regolatore
di ogni rapporto umano; un mondo nel quale in cui si è tutti
alla ricerca di emozioni sincere, delle nostre muse”, ha
spiegato ancora il diretto dell’Istituto. (ANSA).
   

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