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Moby Prince: familiari, 'continuiamo a lottare per la verità'

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Ultimo aggiornamento 18 Giugno, 2023, 00:21:32 di Maurizio Barra

(ANSA) – OLBIA, 17 GIU – I preparativi per la cerimonia di
battesimo della Moby Fantasy alle spalle nel porto Isola Bianca
di Olbia e loro, giunti da più parti dell’Isola, a presidiare
l’ingresso per gli imbarchi: hanno indosso delle maglie rosse
con scritto “Io sono 141”, per le 140 vittime della tragedia
della Moby Prince, avvenuta il 10 aprile del 1991. In silenzio
resteranno nel porto fino alle 20 di questa sera. Sono i parenti
di chi morì nella collisione del traghetto della Navarma diretto
a Olbia e appena uscito dal porto di Livorno, con la petroliera
della Snam Agip Abruzzo.
   
“Noi siamo i portatori di una piccola luce quella delle
tenacia e costanza sulla verità, io passerò il testimone a mio
figlio e per eredità glielo scriverò che dovrà passare a sua
volta questa speranza ai suoi figli, perché sono morte 140
persone ma non morirà mai la ricerca da parte nostra della
verità”, dice Pino Cossu, che perse nove familiari della moglie
Claudia Saccaro che si trovavano a bordo della nave, diretti in
Sardegna proprio per partecipare al loro matrimonio.
   
“Siamo sconcertati che dopo 32 anni uno Stato di diritto
privi i suoi cittadini di ottenere una libertà legittima –
aggiunge Cossu arrivato da Bonacardo – Ci sono stati fiumi di
parole e depistaggi, incagliamenti di indagini. Bastava che gli
Stati Uniti d’America ci avessero fornito il tracciato radar di
quello che è successo quella sera, ma nessuno lo dice e ne
parla”. (ANSA).
   

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