Ultimo aggiornamento 21 Giugno, 2023, 01:30:19 di Maurizio Barra
Renzo Piano, il mio Istanbul Modern un edificio politico
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ISTANBUL – “L’edificio è politico perché questa parola deriva dal termine greco polis, città, e Istanbul Modern è politico in senso profondo, riguarda la comunità, cerca di rendere la città un posto migliore dove vivere e Istanbul se lo merita”. Renzo Piano non nasconde la soddisfazione di avere ultimato il suo primo progetto in Turchia parlando con alcuni giornalisti, tra cui l’ANSA, dopo avere presentato l’Istanbul Modern, il primo museo di arte contemporanea e moderna turco, fondato nel 2004, che ha aperto nei mesi scorsi in un nuovo edificio progettato dall’architetto genovese e dal suo studio Renzo Piano Building Workshop. La struttura, leggera ed elegante, si affaccia sul Bosforo e lascia intravedere attorno a sé il paesaggio circostante, senza coprire le forme degli antichi edifici ottomani che la circondano, mentre dalla terrazza è possibile ammirare Santa Sofia e la torre di Galata che si specchia su un tappeto d’acqua, come un museo d’arte all’aria aperta. “Il concetto di archistar è orribile perché si basa sull’idea che quello che fai viene fatto per essere attraente, come uno spettacolo” mentre al contrario “l’architettura è un’arte civica” per la polis, dice Renzo Piano, tracciando una distanza dal mondo delle cosiddette archistar. “Non sono un attore, non sto recitando”, dice seriamente, ma scherzando anche sul fatto che ha partecipato all’ultimo film di Nanni Moretti, interpretando se stesso, anche se ammette di non averlo ancora visto. “Progettare un’edificio è una missione nobile, un’arte per la comunità pubblica”, dice Piano descrivendo Istanbul Modern come un nuovo luogo parte dello spazio civico, per rendere la città ancora più bella. “Tutti i musei che ho fatto hanno la stessa funzione: sono luoghi per le persone”, sottolinea l’architetto ricordando il cambiamento di prospettiva “necessario” rispetto alla concezione dei musei che venivano costruiti negli anni ’60, quando erano “luoghi che intimidivano”, chiusi. Piano ha immaginato la struttura di Istanbul Modern come “una nave volante”, che si leva dalle acque del Bosforo e del Corno d’Oro su cui l’edificio si affaccia. “Abbiamo fatto volare la vecchia struttura, rendendola trasparente”, dice l’architetto spiegando che il nuovo progetto ha cercato “di non tradire l’anima del precedente edificio”, un deposito portuale che nel 2004 fu trasformato in un museo. La “solidità” è uno degli elementi più importanti della progettazione e della realizzazione. “Dobbiamo progettare edifici che possano resistere per sempre, soprattutto in una città che si muove, come questa, siamo in un’area sismica”, dice Piano ricordando la tragedia del terremoto che ha colpito il sud est della Turchia in febbraio. Ma la solidità del nuovo Istanbul Modern riguarda anche una dimensione di eternità a cui ambisce il progetto, “come il Bosforo, come il Corno d’Oro”, i corsi d’acqua che circondano in parte l’edificio. “L’arte cerca di costruire qualcosa che dura per sempre”, sottolinea Piano. “Non è stato così difficile” progettare questo edificio, dice ancora, aggiungendo di essere “felice di dire che non abbiamo speso una fortuna per realizzarlo”. La cosa più difficile è stata “fare la cosa giusta”, cercando di non tradire l’idea “coraggiosa” e allo stesso tempo “umile” alla base della vecchia struttura che ospitava l’Istanbul Modern. “Ho iniziato la mia carriera nel secolo scorso”, dice Piano ricordando che in quel periodo “non c’era un’idea chiara della fragilità del pianeta” e lodando la sensibilità ambientalista tipica del periodo contemporaneo. “Non è qualcosa di negativo, si tratta di una grande opportunità ovvero trasformare un dovere in una visione poetica”, rileva l’architetto genovese, ricordando che Istanbul Modern è progettato per avere bassi consumi energetici e affermando che “oggi è possibile costruire edifici con emissioni molto vicine allo zero”.
