Aggiornamenti, Calcio, Cinema, Cronaca, ECONOMIA, Juventus, Medicina, Salute e Benessere, Mondo, Notizie, Piemonte, Politica, Scienza, Spettacoli Musica e Cultura, Sport, Tecnologia, tutte le regioni italiane: ultimissime notizie in tempo reale sempre aggiornate, TUTTI I VIDEO DELLA JUVENTUS, Ultim'ora, VIAGGI E VACANZE: TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE, VIDEO NOTIZIE

Cimitero dei feti: Garante della Privacy sanziona Roma Capitale e Ama. Violate norme su riservatezza

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 23 Giugno, 2023, 00:48:45 di Maurizio Barra

Fu scoperto nel 2020 al cimitero Flaminio, a Prima Porta: un fazzoletto di terra in cui erano presenti croci con sopra iscritti i nomi delle donne che avevano interrotto la gravidanza.

Oggi, per il ‘caso’ del Cimitero dei feti, il Garante privacy ha sanzionato per 176 mila euro Roma Capitale e per 239 mila euro Ama, società in-house a cui è affidata la gestione dei servizi cimiteriali, responsabili di aver diffuso i dati delle donne che avevano affrontato un’interruzione di gravidanza, indicandoli su targhette apposte sulle sepolture dei feti. Ammonimento per la Asl Roma 1.

Secondo la disciplina di riferimento, i “prodotti del concepimento” di età inferiore alle 20 settimane possono essere sepolti solo su richiesta dei “genitori”, mentre la sepoltura è sempre prevista per i “nati morti”. Per i”prodotti abortivi”, invece, la sepoltura viene comunque disposta dalla struttura sanitaria dopo 24 ore, anche senza richiesta dei genitori. 

Dall’istruttoria del Garante è emerso che la diffusione illecita è stata originata da una comunicazione di dati effettuata in violazione del principio di minimizzazione. La Asl Roma 1 aveva trasmesso ai servizi cimiteriali la documentazione con i dati identificativi delle donne. Le informazioni erano state poi riportate nei registri cimiteriali (determinando potenzialmente la possibilità di estrarre l’elenco di chi aveva effettuato un’interruzione di gravidanza in tutte le strutture ospedaliere del territorio) e sulle croci, nonostante la normativa specifica preveda che, per l’apposizione della targhetta sul cippo, le informazioni da indicare siano quelle del defunto.

Ne consegue che tali informazioni non possono in alcun modo essere assimilate a quelle che riguardano le donne che hanno avuto una interruzione di gravidanza.   

Oltre ad aver applicato la sanzione nei confronti di Roma Capitale e Ama, il Garante ha pertanto ordinato all’Azienda sanitaria di non riportare più le generalità “in chiaro” sulle autorizzazioni al trasporto e alla sepoltura e sui certificati medico-legali. Nel provvedimento l’Autorità ha inoltre indicato alla Asl alcune misure tecniche e organizzative (come l’oscuramento dei dati identificativi delle donne, la pseudonimizzazione o la cifratura dei dati) che garantirebbero la possibilità di individuare con certezza il prodotto del concepimento e il luogo della sua sepoltura, senza consentire – in modo diretto – di risalire all’identità della donna. Nell’ottica del principio di responsabilizzazione, la scelta e l’adozione delle misure compete in ogni caso alla Asl, che è tenuta a comunicarle al Garante entro 60 giorni. 

“Oggi si chiude una brutta vicenda”, ha dichiarato Cecilia D’Elia, senatrice Pd e portavoce nazionale della Conferenza delle democratiche. “Riteniamo la pronuncia del Garante per la  Privacy un’enorme vittoria per le migliaia di persone che, non solo a Roma, vedono  calpestati i propri diritti”, aggiungono Crivellino e Mingiardi dei Radicali italiani. 

source

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.