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Arcivescovo Repole, la tecnologia scava drammi profondi

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Ultimo aggiornamento 25 Giugno, 2023, 00:36:25 di Maurizio Barra


Celebrata la messa per il santo patrono di Torino


(ANSA) – TORINO, 24 GIU – “C’è certamente una crisi di
identità socio-economica. Questo è un dato evidente: da una
città industriale Torino sta passando a essere una città con
altra vocazione. Ma per ritrovare l’identità di una città non ci
possiamo fermare soltanto a questi dati, perché se spingiamo
sull’acceleratore sul progresso economico e sul progresso
tecnico, bisogna guardare alcuni danni che si creano nelle vite
delle persone, se questi non sono inseriti in un orizzonte di
senso”. Lo ha affermato l’arcivescovo di Torino Roberto Repole,
a margine della messa di San Giovanni, celebrata in Duomo per la
festa del santo patrono del capoluogo piemontese.
   
Durante l’omelia mons. Repole ha parlato di “crisi di
identità per la città”, spiegando che nella nostra società c’è
stato un mutamento: “Nel 1951 il 65% dei torinesi viveva di
industria e il 38% di terziario. Oggi i dati sono invertiti”, ha
detto.
   
Sempre durante l’omelia Repole ha portato l’esempio di un suo
amico medico, il quale racconta che spesso gli anziani non si
sottopongono a esami perché non riescono, a causa delle pratiche
elettroniche, a prenotare. C’è una tecnologia, secondo il
vescovo, che “scava drammi profondi nella società”.
“Continuiamo a dire, giustamente, che dobbiamo svilupparci
tecnicamente, però dopo poi bisogna anche sapere che c’è tutta
una fetta di persone per le quali lo sviluppo tecnico, se non è
accompagnato da altre dimensioni, appunto, culturali e sociali,
significa un senso di solitudine ancora più profondo”, ha
evidenzia mons.Repole. (ANSA).
   

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