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Corruzione, arrestati Minenna e Pini. Il pm: "Pactum sceleris"

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Ultimo aggiornamento 25 Giugno, 2023, 05:35:10 di Maurizio Barra

L’ex direttore dell’Agenzia delle Dogane Marcello Minenna,  ex assessore M5s del Comune di Roma e attuale assessore all’ambiente della Regione Calabria, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della procura di Forlì e si trova ai domiciliari.

Arrestati, su disposizione della Dda di Bologna, anche l’ex parlamentare della Lega Gianluca Pini, non più in carica dal 2018, e funzionari della prefettura di Ravenna, dell’Ausl Romagna. In tutto sono stati 34 i provvedimenti cautelari.

 

Nella foto Gianluca Pini

 

Fra le accuse rivolte a Pini quelle di aver ottenuto un appalto dall’Ausl Romagna. Le comunicazioni acquisite della procura hanno rivelato l’esistenza di legami con esponenti politici di rilievo nazionale.

Secondo l’ipotesi accusatoria della procura di Forlì, Pini  avrebbe ottenuto un appalto milionario dall’Azienda Usl Romagna per la fornitura di mascherine, nonostante non esistesse nessuna specifica attitudine aziendale, lucrando così anche sulla pandemia del 2020.

Si tratterebbe di una truffa dal valore di oltre tre milioni e mezzo per fornire all’Ausl Romagna milioni di mascherine che in quel momento, nelle strutture sanitarie, erano pressoché introvabili. La procura di Forlì contesta all’ex parlamentare leghista il reato di truffa per la fornitura di mascherine, importate dalla Cina, prive delle necessarie certificazioni. La fornitura delle mascherine inidonee, cioè prive dei requisiti e con false certificazioni, sarebbe cominciata nei primissimi giorni della pandemia. Risale infatti al 16 marzo 2020 un accordo quadro fra la Codice srl, rappresentata dall’ex parlamentare leghista Gianluca Pini e l’Ausl Romagna. Le mascherine erano importate da un’azienda cinese. Secondo le ipotesi della procura, determinante è stata da parte dell’Agenzia delle Dogane, la connivenza nell’importazione

Un “pactum sceleris” fra Gianluca Pini e Marcello Minenna: è l’ipotesi dei pm di Forlì che ha portato agli arresti domiciliari dei due.

Secondo i pm, Pini aveva promesso a Minenna di “accreditarlo all’interno della Lega in modo venisse considerato un uomo di quel partito e gli prometteva la conferma della nomina a Dg dell’Agenzia delle Dogane a seguito del cambio del governo, che effettivamente otteneva”.

Minenna, continuano i pm,”accettava le promesse in cambio dell’asservimento della sua funzione pubblica”, in particolare “alle richieste di Pini in occasione di importazione di merci” fra cui le mascherine al centro dell’inchiesta.

Ci sono anche un poliziotto, un carabiniere e un dipendente della Prefettura di Ravenna nella rete dell’imprenditore ed ex parlamentare leghista Gianluca Pini, che ha portato all’arresto di Minenna. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Forlì, sono coinvolti in posizioni minori, ma i casi riportati sono emblematici del modus operandi. Il poliziotto della Digos di Forlì era infatti stato aiutato da Pini a essere trasferito in un altro ufficio e in cambio faceva, su richiesta, accessi abusivi al sistema informativo sul conto di persone sulle quali l’ex parlamentare voleva avere informazioni. Stesso copione per un luogotenente dei carabinieri, trasferito grazie all’aiuto di Pini, che svolgeva accessi al sistema su richiesta. Nel caso del funzionario della prefettura, secondo quanto ricostruito dai pm forlivesi, Pini avrebbe procurato un posto di lavoro alla figlia dell’impiegato che per sdebitarsi aveva aiutato un amico di Pini nel rilascio del porto d’armi.

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