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Andrea Pennacchi, il Pojana ora diventa Arlecchino

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 29 Giugno, 2023, 20:51:24 di Maurizio Barra

– “Mi tremano i polsi e le vene al pensiero. È un bel ‘cimento’ come diciamo noi in Veneto”.
    Sorride Andrea Pennacchi, perché per un attore certi ruoli, anche dopo tanti anni di palcoscenico, sono sempre altissimi.
    Ancora più se sei veneto e ti ritrovi a tu per tu con la maschera per eccellenza della Commedia dell’arte nella più celebre delle pièce di Carlo Goldoni: L’Arlecchino servitor di due padroni.
    Un testo monster (basti pensare alla sempiterna versione di Giorgio Strehler applaudita fino in Cina) che Pennacchi è pronto a riprendere, ma in una versione nuova, nella scrittura di oggi di Marco Baliani.
    “Siamo tracotanti, abbiamo preso un testo che non aveva mai fatto nessuno”, scherza, raccontandosi all’ANSA in uno dei suoi momenti professionali forse più felici, a partire dal Nastro d’argento appena vinto come Attore Non protagonista per il professor Mario di Tutto chiede salvezza, la serie Netflix tratta dal romanzo di Daniele Mencarelli (ed. Mondadori).
    “Quest’estate si gira la seconda stagione – dice – Non posso dire niente sul mio personaggio (che alla fine della prima precipita giù dalla finestra ndr), neanche se ci sarà o no, perché sarebbe spoiler”.
    Poi ci sono tre titoli in tournée per tutta l’estate: Una piccola Odissea, Shakespeare & Me – Ovvero come il bardo mi ha cambiato la vita e Pojana e i suoi fratelli, con quel personaggio nato su YouTube e reso celebre da Propaganda Live di La7, con cui Pennacchi incarna il padrone della piccola-media azienda veneta ossessionato dagli “schei”, dalle armi, dai neri e dalle tasse e che ha sempre pronto un giudizio sui tempi. “Un personaggio nato in Veneto, dentro i capannoni industriali in cui sono cresciuto anche io – dice – Da quella realtà, però, il suo pensiero si è allargato: oggi il pojanistan è dappertutto.
    Lo trovi nella Rust Belt americana come in Sardegna”.
    E poi c’è, appunto, l’Arlecchino prodotto da Gli Ipocriti Melina Balsamo con lo Stabile del Veneto, che sarà a febbraio al Verdi di Padova per far poi tappa, tra le altre, all’Ambra Jovinelli di Roma e al Comunale di Treviso.
    “Partiamo dall’impossibilità di fare Arlecchino, dalla mia impossibilità – racconta l’attore – E attraverso la scrittura di Baliani verrà fuori un nuovo Arlecchino. Un Arlecchino che non è Arlecchino. Per capirci, mi hanno telefonato chiedendomi: possiamo farlo per i turisti a Venezia? No! È un’altra roba”, ride.
    “Il teatro è il mio primo amore – prosegue – Credo di aver recitato ovunque, dalle sale peggiori alle migliori. Questa visibilità televisiva, di cui sono felicissimo, mi è sembrata l’occasione giusta per tentare un’operazione di rinvigorimento della tradizione teatrale veneta, che una volta era diffusa a livello nazionale e che poi a un certo punto, non so perché, è diventata irrilevante. Quasi folkloristica. Di Goldoni si sono appropriati in tanti, anche grandi autori, ma a un certo punto hanno cominciato a pensarlo come una risorsa ‘locale’ e non come il dono nazionale che è”. Così, in scena Pennacchi interpreta un uomo di oggi, ingaggiato per fare Arlecchino. “Non ce la fa, almeno all’inizio. Che è un po’ quello che è capitato anche a me negli anni di formazione”. Proprio da quel dissidio tra la maschera e il mondo contemporaneo scaturiranno situazioni esilaranti, ma anche dissacranti visioni e imperdibili scontri.
    “Goldoni aveva già visto tutto, dai problemi delle seconde generazioni all’idea di cosa significhi veneto e cosa invece italiano, il tema del Made in Italy. E noi – aggiunge – concordiamo sul potere terapeutico della risata, anche quando è un po’ cattiva, perché mordere fa sempre bene. Riattiva la circolazione del sangue”. (AN

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