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Scoperte le onde gravitazionali che sono il respiro del cosmo

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Ultimo aggiornamento 29 Giugno, 2023, 20:37:08 di Maurizio Barra

La scoperta delle onde gravitazionali a bassissima frequenza e ultra-lunghe promette di aprire una nuova finestra sull’universo e di fare luce sui fenomeni cosmici più misteriosi: ne sono convinti alcuni dei protagonisti italiani della ricerca internazionale.
“Stiamo aprendo una nuova finestra nell’universo delle onde gravitazionali ultra lunghe, corrispondenti a frequenze di oscillazione del miliardesimo di Hertz, che sono associate a sorgenti e fenomeni unici”, dice la ricercatrice Caterina Tiburzi, della sede di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Le nuove onde gravitazionali “ci permettono di studiare alcuni dei misteri finora irrisolti nell’evoluzione dell’universo”, osserva Marta Burgay, della sede dell’Inaf, riferendosi ai “sistemi binari formati da due buchi neri supermassici”, con masse miliardi di volte maggiori di quella del Sole e che si trovano al centro di galassie che si stanno fondendosi tra loro.”E’ una grande soddisfazione per tutta l’astrofisica italiana che il Sardinia Radio Telescope, il grande radiotelescopio gestito dall’Inaf, sia fra i testimoni dell’emergere nei dati di questo lento respiro dello spazio-tempo”, osservano Andrea Possenti, primo ricercatore dell’Inaf di Cagliari e tra i fondatori dell’ European Pulsar Timing Array (Epta), e l’ex presidente dell’Inaf Nichi D’Amico.”Si tratta – aggiungono – di un nuovo grande risultato scientifico, che conferma, a livello mondiale, il ruolo centrale dell’Italia, e vieppiù della Sardegna, con SRT e speriamo presto anche con l’Einstein Telescope, nello studio delle onde gravitazionali per molti decenni a venire”.

Per Alberto Sesana, dell’Università di Milano Bicocca, i nuovi dati hanno “permesso di ampliare la finestra di frequenza in cui possiamo osservare queste onde, permettendo una migliore comprensione della fisica delle galassie che si fondono e dei buchi neri supermassicci che esse ospitano”. Diventa infatti possibile “sondare onde gravitazionali che oscillano in maniera incredibilmente lenta, consentendo di esplorare sistemi binari di buchi neri con periodi orbitali di decine di anni.”, così come “studiare onde che compiono molte oscillazioni al mese, dando accesso a sistemi di buchi neri con periodi orbitali molto più brevi, dell’ordine di pochi giorni”.

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