Ultimo aggiornamento 2 Luglio, 2023, 00:06:56 di Maurizio Barra
“Dovevo lasciare il Vaticano entro il primo luglio e l’ho fatto, tutto qui: obbedisco” si è limitato a dire Gänswein, con disciplina da garibaldino, al Corriere della Sera. Eppure, là dove tutti lo attendevano (nel Collegio Borromeo), per celebrare la prima messa del mattino, monsignor Georg non c’era. Prima di arrivare in Germania, infatti, Gänswein ha fatto tappa nel pomeriggio a Bregenz, in Austria, per una ordinazione sacerdotale. Una celebrazione non nascosta, anzi annunciata dalla stessa chiesa e trasmessa in diretta su Youtube. Una decisione che ha innescato una girandola di interpretazioni, letture e supposizioni sul significato di un gesto controverso e in parte inatteso, che ai più sarà apparso come uno sgarbo.
Laura Lezza/Getty Images Papa Francesco e Georg Gänswein procedono in direzioni diverse sul sagrato di San Pietro, il giorno dei funerali di Benedetto XVI
Una vita accanto a Joseph Ratzinger
L’ex maestro di sci, lineamenti da divo del cinema e charme da vendere, è stato senza dubbio il prelato tedesco più potente della Curia romana durante il “regno” di Ratzinger e poi anche dopo, quando il Papa Emerito è vissuto “nascosto al mondo” tra i Sacri Palazzi Vaticani, continuando a ricevere l’assistenza, la cura e l’affetto di “padre Georg”, come i profani avevano preso a chiamarlo. Ha continuato a farlo sino alla morte di Benedetto XVI, lo scorso 31 dicembre 2022.
Ordinato diacono nel 1982 e sacerdote nel 1984 per l’arcidiocesi di Friburgo, dopo incarichi nella pastorale, nel mondo accademico e presso il tribunale diocesano di Monaco, Georg Gänswein, dottore in diritto canonico, ha lavorato dal 1995 presso la Curia romana, prima nella Congregazione liturgica e, dal 1996, nella Congregazione per la dottrina della fede, allora guidata dal cardinale Ratzinger. Da quel momento in poi, è stato segretario particolare del futuro Papa fino alla sua morte. Attraverso la pubblicazione di un libro, Nient’altro che la verità, subito dopo la dipartita del Papa Emerito, Gänswein, che già non aveva un buon rapporto con Bergoglio, ha visto definitivamente deteriorarsi il rapporto con il Pontefice argentino.
Getty Con Papa Benedetto XVI
La diminutio di Papa Francesco
Da oggi, 1° luglio, monsignor Gänswein doveva quindi fare ritorno – per ordine del Papa – presso l’arcidiocesi di Friburgo, “senza incarico, per il momento”, si legge nella nota della Sala stampa diretta da Matteo Bruni, con cui è stato disposto l’allontanamento da piazza San Pietro. Un’umiliazione, uno sgarbo, una diminutio. Questa lettura risponde a un triplice ordine di ragioni: innanzitutto, l’uscita dall’area di governo della Curia romana, quella “che conta”, dei Dicasteri e delle Congregazioni, che opera a stretto contatto con il Pontefice, dove lui aveva vissuto e lavorato per trent’anni.
In più, come se non bastasse, Gänswein viene incardinato in un clero, quello tedesco, che non corrisponde più alla Chiesa dei tempi di Ratzinger, quando questi era stato arcivescovo di Monaco e Frisinga. Una Chiesa impregnata di tradizionalismo e conservazione. Oggi il clero della Germania cattolica è molto più in linea con il pensiero e la visione di Papa Francesco, aperta agli aggiornamenti dottrinari (se si vuole, anche più audace dell’impostazione data da Bergoglio). Catapultare in un contesto così “diverso” e “ostile” proprio l’eccellenza reverendissima in questione, equivale quindi ad un vero e proprio affronto, all’ennesima potenza. Per giunta, e questo è il terzo punto, “senza incarico”. Parcheggiato, in sostanza.
Alessandra Benedetti – Corbis/Corbis Papa Francesco e Gänswein in un insolito momento di simpatia reciproca
La “risposta” di Gänswein
Forse la avrà intesa proprio così, Gänswein, quella decisione inattesa di Papa Francesco. Tanto che lui, ergendosi a punto di riferimento della fazione più conservatrice del clero, che si oppone strenuamente al magistero del Pontefice, ha pensato bene di reagire con la stessa “moneta”, non presentandosi nel Collegio Borromeo in cui sarà ospitato da questo mese in poi.
Parlando con i media tedeschi, il portavoce dell’arcidiocesi di Friburgo, Marc Mudrak, ha comunque confermato l’arrivo di Gänswein: unico gesto “plateale” di fronte a un generale, cauto silenzio, che conferma lo scarso entusiasmo per l’arrivo di monsignor Georg nel Baden-Württemberg. L’ex segretario di Ratzinger vivrà in affitto in un appartamento che di solito viene occupato dal rettore del Seminario (una collocazione in ogni caso di un certo rilievo).
“Anche lo stipendio, dopo il suo ritorno, è uno dei punti che sono ancora da chiarire” ha spiegato ancora Marc Mudrak. “Le diocesi tedesche integrano gli stipendi che i sacerdoti ricevono in Vaticano. Così è stato anche per Georg Gänswein, persino dopo la sua ordinazione episcopale nel 2013”. Gli emolumenti in Vaticano, infatti, sono più bassi che in Germania; pertanto, tutte le diocesi tedesche sostengono il loro clero che lavora nei Sacri Palazzi.
Cosa farà Gänswein a Friburgo?
Le discussioni su un compito all’interno dell’arcidiocesi sono previste per i primi giorni della prossima settimana. Finora – come hanno chiarito gli ambienti ecclesiastici – Gänswein disporrà di un notevole appartamento, restando comunque una figura apicale del clero cattolico romano, dalla carriera di primo piano. Lasciarlo “parcheggiato”, senza incarico, risulterà comunque difficile. La questione, ora, è capire se “padre Georg” attenderà tempi migliori, a lui più favorevoli, magari per prendersi una rivincita contro Papa Francesco (una futura creazione a cardinale, da un prossimo Papa più in linea con la sua visione). O pazientare fino all’arrivo di un incarico in ogni caso prestigioso, all’altezza della sua figura, che compensi l’allontanamento da Roma. Tutto fermo, intanto. “Per il momento”.
