Ultimo aggiornamento 3 Luglio, 2023, 02:02:45 di Maurizio Barra
Queste le parole di Reinhold Messner, l’alpinista re degli ottomila metri, intervenuto ieri sera a Canazei nell’ambito della serata “Marmolada, il futuro della montagna al tempo del cambiamento climatico”, che ha aperto la tre giorni di iniziative a ricordo della tragedia di anno fa, quando il crollo di 63.300 metri cubi di ghiaccio travolse diverse cordate di alpinisti ad una velocità di 50-80 metri al secondo strappando la vita ad 11 persone.
In un’intervista al quotidiano La Repubblica, l’alpinista ha aggiunto: “La lezione della tragedia in Marmolada è che quanto successo, da qualche parte, si ripeterà. L’alpinismo lo sa e ne tiene conto, il turismo no ed è vittima della propria essenza di massa. Solo un salto di qualità culturale del turismo eviterà altre stragi”. Parole che restituiscono perfettamente il lato oscuro della montagna accanto all’infinita bellezza e la responsabilità dell’uomo nell’aumento dei rischi ad alta quota.
Tgr Piemonte Reinhold Messner
“La lezione della tragedia in Marmolada è che quanto successo, da qualche parte, si ripeterà. L’alpinismo lo sa e ne tiene conto, il turismo no ed è vittima della propria essenza di massa. Solo un salto di qualità culturale del turismo eviterà altre stragi”
Reinhold Messner, alpinista
Nel primo anniversario del crollo del ghiacciaio di Punta Rocca in Marmolada, la Val di Fassa ha organizzato un weekend di celebrazioni. Oggi la messa in onore delle 11 vittime della tragedia di un anno fa a Passo Fedaia, nel piazzale a monte del rifugio Cima Undici. Al termine la deposizione di una targa in uno spazio commemorativo poco più in alto.
Un anno fa il crollo del ghiacciaio
Il 3 luglio dell’anno scorso, dopo settimane di caldo record, dalla montagna franarono 63.300 metri cubi di ghiaccio che travolsero diverse cordate di alpinisti ad una velocità di 50-80 metri al secondo strappando la vita ad 11 persone.
Il 21 giugno scorso l’inchiesta è stata archiviata dal Gip del Tribunale di Trento. Lo slittamento del seracco del ghiacciaio della Marmolada, poco sotto Punta Rocca, fu “un crollo imprevedibile”, provocato dalle alte temperature e dallo scioglimento della neve di superficie, ma anche dalla formazione di torrenti sotto il ghiaccio.
ansa Marmolada, il disastro di un anno fa, 11 morti
Il ricordo di quanto accaduto e il futuro della montagna
“Il ricordo è un dovere nei confronti di una comunità che è stata colpita al cuore,”, ha osservato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti ieri sera, parlando da passo Fedaia, ai piedi della Marmolada, a un anno dal crollo che costò la vita a 11 alpinisti e ricordando il grande lavoro compiuto dal sistema della Protezione civile del Trentino con il supporto delle realtà altoatesine e venete per mettere in salvo i feriti e recuperare chi ha perso la vita.
“Si tratta di 127 operatori che intervennero sul ghiacciaio nel giorno dell’evento, con il supporto di altre 96 unità. Mette i brividi pensare che queste persone hanno rischiato la vita, mettendo al primo posto chi era stato coinvolto nell’emergenza”, ha continuato.
“C’è il dibattito su chi vive la montagna, quanto la devi vivere e come la devi vivere. Io credo -ha affermato Fugatti- non debbano prevalere le ideologie: se da una parte abbiamo imparato che occorre fare il giusto monitoraggio su tutti gli aspetti di sicurezza, dall’altra parte non possiamo pensare che la montagna non possa essere vissuta. Serve il giusto mix: non deve vincere né l’ideologia di chi vuole per forza il turismo di massa senza regole e senza precauzioni, né di chi dice che le montagne devono essere chiuse. Le montagne non possono essere chiuse: in qualche modo ce lo ha insegnato chi le ha sempre vissute e anche quei ragazzi che stavano vivendo allora la Marmolada”, ha detto il presidente della Provincia di Trento.
Oggi la Provincia è impegnata nei monitoraggi con sistemi avanzati per indagare la presenza di acqua liquida nel ghiacciaio, ma la montagna deve continuare a essere vissuta”, ha sottolineato ancora Fugatti.
Il sindaco di Canazei Giovanni Bernard ha spiegato che “a un anno dal 3 luglio, la Marmolada appare imbiancata ma il processo di scioglimento è lo stesso. Attraverso i rilevi con strumentazione ad hoc, la Protezione civile sta monitorando la montagna e sulla base dei dati spetterà a noi assumere i necessari provvedimenti. Diciamo no alle chiusure, ma intendiamo verificare se ci siano le condizioni per prevenire, pur sapendo che non è possibile mettere in sicurezza tutta la montagna”.
