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Guenzi, da genitori finti giovani un servizio pessimo ai figli

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Ultimo aggiornamento 6 Luglio, 2023, 23:17:17 di Maurizio Barra

Un ritorno agli anni ’80 attraverso la storia di Mara,18enne sensibile e irrequieta nella Bari del 1984, dove si confronta con la perdita di certezze, dalla sua famiglia, travolta nel tentativo di combattere i poteri corrotti della città, alla militanza politica. Attraverso l’incontro con Federico e Danilo, la ragazza rivoluzionerà la sua vita. E’ il tema di Vite in tempesta (Castelvecchi), l’esordio nella narrativa della giornalista Antonella Matranga, protagonista di un incontro sul romanzo insieme a Lodo Guenzi a Il libro possibile, il festival letterario, sostenuto da Pirelli, a Polignano a mare dal 5 all’8 luglio e a Vieste dal 18 al 22.
    “Racconto un’epoca contraddistinta da una libertà assoluta, anche quella di sbagliare o fare cose che oggi sarebbero impensabili, come girare di notte da soli per ore, senza dar conto a nessuno – spiega l’autrice all’ANSA – Gli adulti erano sempre molto lontani dalla nostra vita quotidiana. Magari dopo c’entravano in maniera più pesante, perché la società costringeva a delle scelte”. Il libro è bello – aggiunge il frontman de Lo Stato sociale e attore, tornato a maggio nelle sale con La quattordicesima domenica del tempo ordinario di Pupi Avati -. Penso che ci sia qualcosa di interessante anche nel leggere al contrario quello che lei ha appena detto Antonella. I genitori che fanno di tutto per compiacere i figli, per essere falsamente giovani fanno un servizio pessimo, perché non forniscono un contraddittorio di valori. Finché i genitori ti dicono di no, anche nelle istanze più retrograde e passive danno forza alle tue idee per contrasto. Quando invece ti dicono che va tutto bene, le tue idee diventano deboli e qualunque attacco che subiscono è percepito come una violenza.” Quella che “racconta Antonella è una generazione in cui ancora si crea un pensiero per antagonismo, e niente è meglio dell’antagonismo, per riuscire a costruirsi una vita”. Cosa pensa delle rivolte in Francia che hanno per protagonisti molti ragazzi? “La rabbia sociale è un segnale positivo, però la direzione di quella rabbia è un tema complesso”. Un “grande rischio “che ha una società estremamente polarizzata e vittima del fatto che ognuno di noi percepisce i 5000 contatti che ha su internet come il mondo, è mettersi al centro. Si percepiscono le cose che succedono a te come l’unico problema, e chi non è d’accordo con te, non è visto come una fonte di confronto, ma come una violenza”. Esistono “ancora dei momenti, non per ultimo le rivolte che ci sono in Francia in cui il discorso si concentra sui rapporti di forza e non sulla percezione di un torto subito. Se noi torniamo a parlare dei rapporti di forza, siamo più giovani di chi ci comanda, abbiamo una coda più lunga di loro e forse cambiamo qualcosa”.
    La resistenza “non si fa su internet con un hashtag – sottolinea Guenzi – ma scendendo in piazza e ritirandosi da un gioco di interesse del capitale che vuole solo sfruttare la tua energia per fare in modo che tu non sia padrone della tua vita”.
    Il musicista e attore infine risponde anche all’attestato di stima che gli è arrivato d Pupi Avati: il regista l’ha definito un essere umano e interprete straordinario, tanto da sperare di averlo di nuovo come protagonista nel suo prossimo film: “Pupi è una delle persone a cui devo più cose nella mia vita, commenta – oltre a essere uno dei più grandi artisti di questo Paese.
    Purtroppo tra i grandi maestri è quello forse meno universalmente riconosciuto. io per lui darei un rene figurati se non farei il protagonista di un suo film”. (ANSA).
   
   

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