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Salvatore Parolisi a "Chi l'ha visto?": "Non ho ucciso Melania"

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 6 Luglio, 2023, 01:23:52 di Maurizio Barra

“Mi hanno dato 12 ore di permesso dopo 12 anni”, ha detto Salvatore Parolisi, in permesso premio dal carcere di Bollate (Milano) dove è recluso dopo la condanna a 20 anni per aver ucciso sua moglie, Melania Rea, il 18 aprile 2011. Lo ha detto nel corso di un’intervista esclusiva a “Chi l’ha visto?” su Rai3.

“Se trovassi un lavoro potrei uscire, ma chi me lo dà un lavoro. Quando sentono il mio nome e cognome, scappano, fanno il deserto”, ha detto ancora Parolisi parlando per la prima volta dopo la condanna e spiegando di aver “tradito Melania più volte, ma non l’ho uccisa. E con Ludovica era una solo una scappatella”.

Parolisi ha già scontato 12 anni, può ora usufruire dei permessi giornalieri. La famiglia Rea continua a combattere contro la possibilità che l’ex militare possa ottenere uno sconto di pena o permessi premio.

La vicenda

Nel 2011 Melania Rea sparì nel nulla a Colle San Marco, in provincia di Ascoli Piceno. Due giorni dopo, il ritrovamento del cadavere. Parolisi è stato condannato a 20 anni, ma si è sempre professato innocente. 

È il 18 aprile quando Carmela Rea, detta Melania, 29 anni, madre di una bambina di 18 mesi, sparisce. A denunciare la scomparsa è il marito, Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’esercito. Due giorni dopo viene ritrovato il corpo grazie a una telefonata anonima. Il corpo è di Melania: seminuda e sfigurata con 35 coltellate. 

Salvatore Parolisi nega qualsiasi cosa, anche di avere una relazione extraconiugale. Nei giorni a seguire e i sospetti troveranno conferma. Secondo l’accusa, la coppia, con la bambina in auto, non si fermò mai alle giostre, ma si diresse verso Ripe di Civitella (Teramo). Melania, venne aggredita alle spalle dal marito, cercò di fuggire, ma non riuscì.

Il 19 luglio Parolisi viene arrestato e si chiude nel silenzio. La famiglia Rea chiede l’affidamento della piccola Vittoria. Nei vari interrogatori che seguono il caporalmaggiore si avvale della facoltà di non rispondere. Il Gup dà l’ok al giudizio immediato: il 19 ottobre 2012 inizia il processo, la sentenza sarà l’ergastolo. La pena ridotta poi in appello a 30 anni e poi definitivamente a 20 anni in Cassazione. 

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