Aggiornamenti, Cinema, Notizie, Spettacoli Musica e Cultura, Ultim'ora, VIAGGI E VACANZE: TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE, VIDEO NOTIZIE

Dylan apre l'edizione del cinquantennale di Umbria Jazz

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 9 Luglio, 2023, 00:42:10 di Maurizio Barra

PERUGIA – Un musicista che meglio di altri rappresenta la storia della musica popolare degli ultimi 60 anni. Il pioniere del folk-rock. E se non bastasse, un Premio Nobel per la letteratura. Mr. Bob Dylan ha aperto ieri sera a Perugia l’edizione 2023 di Umbria Jazz, quella del cinquantennale. Nessun cellulare, macchina fotografica o telecamera, niente maxischermi, insomma nessuna tecnologia, proprio come nel 1973, anno in cui il festival prese il via. Su richiesta dell’artista, infatti, anche quello di Perugia è stato un “phone free show”. Si può lasciare oggi mentre si assiste ad un concerto tutto il mondo fuori? Dylan può permettersi di farlo e i sensi ritrovano nuovo slancio, con il pubblico incantato davanti alle pennellate dell’artista fatte di musica e poesia. L’attenzione è stata quindi tutta per lui e il suo pianoforte. Poche luci fisse, bianche e soffuse. Come scenografia, solo un grande tendaggio di velluto rosso alle spalle di Dylan e della band granitica di cinque elementi. La loro bravura è stato lo stesso Dylan a sottolinearla con la sola interazione che ha con il pubblico, ad un’ora e un quarto di concerto, e dopo un “grazie, grazie mille” in italiano rivolto ai 5mila presenti all’Arena Santa Giuliana. Sembrava di stare in un teatro, invece era un grande spazio all’aperto. E nell’Arena Santa Giuliana che si chiama così proprio dal concerto che lo stesso Dylan tenne a Perugia nell’ormai lontano 25 luglio 2001. Quella andata in scena a Umbria Jazz è una storia fatta di brani in cui vita e morte sono raccontati in maniera unica, tra un inizio folk per arrivare ad un finale più blues, con una voce che non ha perso il suo graffio unico. Più di metà scaletta è stata dedicata all’ultimo album “Rough and Rowdy ways” uscito nel 2020 in piena pandemia. Picchi di intensità sono arrivati con “Black rider” e “My own version of you”. Dylan si è messo subito dietro a quel pianoforte che non avrebbe lasciato più per circa un’ora e quaranta minuti di concerto. Volto in penombra che si illuminava un po’ solo quando si alzava in piedi senza però staccarsi dallo strumento. Nessuna concessione al glorioso passato. Passato che però è tornato in episodi come “Most likely you go your way” dall’album “Blonde on blonde”, oppure con “I’ll be your baby tonight”, “To be alone with you” e “When I paint my masterpiece”. Quando sono arrivate le note della conclusiva “Every grain of sand” le persone si sono alzate per gettarsi sotto il palco, giusto il tempo per ascoltare l’assolo di armonica concesso dall’artista. Nessun bis, come da programma, ma anche nessun segno di nostalgia. Alla fine ad emergere è stata magicamente l’attualità di un artista che sa parlare al pubblico ancora oggi, esplorando i meandri profondi dell’anima dell’uomo e lanciando denunce sociali. Dylan ha lasciato il pianoforte per salutare. È finita tra gli applausi e lui, allargando un po’ le braccia, a suo modo ha ringraziato. Il tour italiano si chiude il 9 luglio a Roma.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA