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Uccise compagno cella, in carcere Torino appicca incendio

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Ultimo aggiornamento 9 Luglio, 2023, 21:06:29 di Maurizio Barra


Due agenti di polizia penitenziaria al pronto soccorso


(ANSA) – TORINO, 09 LUG – Lo scorso 23 giugno ha ucciso a calci e pugni il suo compagno di cella nel carcere di Velletri: ieri, nella casa circondariale delle Vallette, a Torino, ha appiccato un incendio. Nel parapiglia che ne è seguito un agente di polizia penitenziaria è rimasto ferito e un suo collega è stato intossicato dal fumo. Entrambi sono stati medicati al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria.
    L’uomo, Federico B., ha incendiato un materasso nel bagno della propria cella nella sezione A del padiglione ‘Sestante’, un reparto di osservazione psichiatrica. Quindi ha tentato di strappare delle chiavi dalle mani di un agente arrivato sul posto per domare le fiamme.
    La sezione è stata evacuata. Federico B. si è asserragliato nella cella pretendendo un medico prima di uscire. Il personale di polizia penitenziaria è riuscito a riportare la calma e il detenuto si è messo a dormire.
    L’agente ha riportato una distorsione al polso giudicata guaribile in tre giorni; per il collega intossicato dal furmo la prognosi è di due giorni.

“E’ ora che la Regione Piemonte individui con urgenza strutture idonee diverse dalle Rems dove allocare e curare i soggetti con problemi psichiatrici”. E’ quanto dichiara il sindacato di polizia penitenziaria Osapp dopo il caso del detenuto che ha appiccato un incendio nel carcere delle Vallette. Le Rems sono le strutture che ospitano persone non imputabili perché incapaci di intendere e di volere al momento dell’esecuzione del reato e definite socialmente pericolose. Lo scorso 23 giugno, nel carcere di Velletri, il detenuto – un italiano di 26 anni – aveva ucciso a calci e pugni il compagno di cella. “Come abbiamo più volte denunciato – dicono dall’Osapp – sono soggetti che in carcere non devono stare. La Regione Piemonte dovrà inviare degli specialisti. Bisogna evitare il tour penitenziario cittadino dei detenuti presso le strutture esterne . Speriamo di essere ascoltati perché di incontri ne abbiamo fatti, di chiacchiere ne abbiamo sentite tante, ma fino ad oggi nessun provvedimento è stato preso”.

(ANSA).
   

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