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Morte di Maddalena Urbani, 4 anni e mezzo al pusher che torna libero

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 11 Luglio, 2023, 20:24:42 di Maurizio Barra

Scende da 14 a 4 anni e mezzo di carcere la condanna per il pusher Abdulaziz Rajab, imputato nel processo di appello per la morte di Maddalena Urbani, la figlia 21enne del medico-eroe Carlo Urbani che per primo isolò il virus della Sars, deceduta di overdose nel marzo del 2021.

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma hanno riqualificato le accuse per Rajab da omicidio volontario con dolo eventuale in omicidio colposo. L’altra imputata, Kaoula El Haouzi, amica della vittima, è stata condannata a 3 anni, dopo i 2 anni per omissione di soccorso inflitti in primo grado. 

Nel processo erano costituiti parte civile la madre e il fratello della vittima. 

I giudici inoltre hanno disposto la revoca della custodia cautelare  per Rajab, che quindi torna libero, dopo aver trascorso circa due anni in carcere. Disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 130mila euro per la famiglia della vittima. ”È una sentenza equa e  giusta” afferma il difensore di Rajab, l’avvocato Andrea Palmiero. 

Per il legale della famiglia Urbani, l’avvocato Giorgio Beni,  ”nessuno può riportare Maddalena in vita, ma se fosse stata soccorsa  in tempo si sarebbe potuto salvarla”. Le motivazioni della sentenza saranno depositate fra 90 giorni.

L’agonia di Maddalena Urbani

Maddalena si trovava a Roma per trascorrere qualche giorno con l’amica. Il corpo senza vita è stato trovato in un appartamento di via Cassia dopo una segnalazione al 118. Secondo i consulenti della Procura di Roma, una tossicologa e un medico legale, la ragazza morì per una overdose ma poteva essere salvata in quanto fu colta dal malore intorno alle ore 20 del 27 marzo, ma l’ambulanza venne chiamata solo alle 13 del giorno dopo, a distanza di circa 15 ore. Nelle motivazioni del primo grado i giudici affermarono che “una telefonata tempestiva al 118” sarebbe stata “sufficiente a salvare la vita di Maddalena”. I due imputati “preferirono non allertate i soccorsi” nonostante “l’esatta consapevolezza della gravità della situazione, dimostrata dalla necessità di intervenire più volte quella notte sulla ragazza con manovre di tipo rianimatorio”.

 

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