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David Diop, vi racconto l'amore impossibile

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 14 Luglio, 2023, 00:54:35 di Maurizio Barra

(di Mauretta Capuano)
DAVID DIOP, LA PORTA DEL NON RITORNO
(NERI POZZA, PP 220, EURO 18). Un amore impossibile tra un
botanico e un’africana destinata ad essere una schiava, il
rapporto mai risolto fra Africa ed Europa e l’eredità di un
padre a una figlia verso la quale prova tanti sensi colpa, in
uno scenario che ha molti elementi di verità, tra Settecento e
Ottocento. David Diop, lo scrittore Premio Strega Europeo 2019,
vincitore tra l’altro del Prix Goncourt des lycéens e primo
francofono, dell’International Booker Prize,
nel suo nuovo romanzo ‘La porta del non ritorno’ (Neri Pozza)
entra ancora una volta nell’intimità dei personaggi dando voce a
tante storie. Nato a Parigi e cresciuto in Senegal, Diop il 13
luglio salirà sul palco di Letterature nella serata di chiusura
del festival internazionale di Roma.

   
“Il titolo si riferisce a un luogo che esiste davvero, la
cosiddetta Casa degli schiavi sull’isola senegalese di Gorée, al
largo di Dakar, che adesso è un museo. Volevo che proprio in
questo luogo, dove andavo da piccolo e dove vado tutt’ora, si
svolgesse una scena essenziale di questo romanzo. Questa era
l’ultima porta africana che varcavano gli schiavi prima di
essere imbarcati sui vascelli. Dopo essere stati in un corridoio
molto buio, questa porta era un punto luminoso, aperto sul mare”
racconta all’ANSA Diop, che in questi giorni è in Italia e vive
a Pau, vicino a Bordeaux.

   
Il protagonista della storia, Michel Adanson, è un personaggio
realmente esistito. “Era un botanico francese che all’età di 23
anni ha intrapreso un viaggio in Senegal di cui poi ha
raccontato in un suo resoconto. Un racconto di viaggio che ho
letto una ventina di anni fa e che mi ha dato l’idea di scrivere
questo romanzo facendo di lui il personaggio principale” dice
Diop.

   
In La porta del non ritorno troviamo Adanson in punto di morte
con accanto a lui la figlia Aglaé che da lui avrebbe voluto più
amore, alla quale lascia dei taccuini pieni di rimpianti e
amore, il racconto di una vita.

   
“Sono tante le storie in questa storia: c’è il legame molto
forte tra padre e figlia in cui lui ha un senso di colpa che lo
spinge a raccontare a lei un pezzo della propria storia che il
resto del mondo ignora. C’è anche una storia d’amore
impossibile, quella tra Michel e Maram destinata a essere una
schiava”. In esergo è riportato un piccolo passo dell’Orfeo ed
Euridice di Gluck che Diop ama molto. “L’opera fu presentata a
Parigi nel 1774 al Palais-Royal. Non sappiamo se Adanson abbia
assistito a questa prima rappresentazione, ma sappiamo che
adorava quest’opera di Gluck. Ci sono testimonianze che l’Orfeo
ed Euridice lo faceva piangere. In esergo sto avvertendo di
fatto i lettori che in questo libro l’amore si trova sotto il
segno della morte, che Eros e Thanatos in questa vicenda sono
associati” spiega l’autore. “L’altro filo è l’incontro tra
Europa ed Africa. I personaggi sono dei simboli: si incrociano,
si incontrano, si apprezzano ma non possono vivere insieme. È
anche la storia di un appuntamento amoroso mancato tra Africa ed
Europa”.

   
Adanson, vissuto tra il 1727 e il 1806, primo naturalista bianco
ad andare in Senegal, è un puro frutto dell’epoca dei Lumi, “di
quel periodo in cui la corrente di pensiero dominate partiva
dall’idea che il mondo si potesse rinchiudere in
un’enciclopedia. Gli illuministi speravano di poter racchiudere
il mondo in un libro attraverso le parole. Anche in questo caso
siamo difronte ad una passione impossibile perché il mondo non
si fa rinchiudere. La natura è inesauribile, però ho trovato
qualcosa di bello in questa ricerca, in questo tentativo,
velleità di accerchiare il mondo con le parole”.
L’incontro e rapporto fra Europa e Africa è ancora irrisolto?
“Non cessa mai, viene rinnovato a ogni generazione. Vedo la vita
setssa come un eterno ricominciare. Anche oggi, come nei secoli
passati, ci sono uomini come Adanson che sono capaci di
accogliere l’alterità. Sotto questo profilo nego l’esistenza del
progresso. Ogni generazione contiene in se degli uomini capaci
di aprirsi al resto del genere umano. E questa non è una
scoperta, è una riscoperta continua, che non è mai finita”
sottolinea Diop.

   

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