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Il super-laser che metterà gli occhiali ai telescopi e parlerà con i satelliti

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 17 Luglio, 2023, 20:05:45 di Maurizio Barra

Il laser per l’astronomia più potente al mondo è montato su un banco ottico a Monte Porzio Catone, alle porte di Roma. Dopo anni di lavoro, il personale del laboratorio Laser dell’Osservatorio Astronomico di Roma dell’INAF sta facendo le ultime rifiniture prima di spedirlo sull’isola di Tenerife: il suo raggio giallo è un piccolo capolavoro della tecnologia frutto di più di dieci anni di lavoro e presto sarà puntato verso il cielo, al servizio degli astrofisici.

“Verrà installato all’Osservatorio del Teide, all’Optical Ground Station dell’ESA – spiega il responsabile del laboratorio Mauro Centrone – Ha una potenza di 90 watt ed è in grado di eccitare gli atomi di sodio nell’atmosfera fino a 90 chilometri di altezza. Rappresenta lo stato dell’arte nell’ottica adattiva”. Il suo raggio crea cioè quella che gli esperti chiamano una stella artificiale, un riferimento per valutare in tempo reale la turbolenza atmosferica. Tenendone conto si può migliorare la qualità delle immagini, quasi come se si portasse il telescopio nello spazio.

Il progetto ha anche un altro obiettivo: far fare un salto di qualità alle comunicazioni con i satelliti. Per 15 notti, a settembre, i ricercatori dell’INAF punteranno il laser verso un satellite geostazionario per dimostrare che è possibile scambiare dati ad altissima velocità usando la luce. “È come creare un link molto diretto con il satellite – dice Mauro Centrone – Riusciremo a eliminare tutti quei disturbi nelle telecomunicazioni che oggi rallentano il trasferimento dei dati”. In prospettiva, con questo sistema si potrebbe risolvere il problema della copertura cellulare in tutto il mondo senza bisogno di mega-costellazioni composte da migliaia di satelliti che trasmettono usando le onde radio.

Le possibili applicazioni nelle telecomunicazioni sono il principale motivo di interesse per l’Agenzia Spaziale Europea, ma allo sviluppo del laser partecipano altri istituti internazionali: lo European Southern Observatory, l’Instituto de Astrofisica de Canarias, l’Università di Durham. Il traguardo finale è in un luogo ancor più remoto rispetto alle Canarie: il deserto di Atacama in Cile, dove fra qualche anno entrerà in funzione un gigante che avrà uno specchio principale di 39 metri di diametro e avrà bisogno dei migliori sistemi di ottica adattiva disponibili. “Questa tecnologia servirà agli strumenti di seconda generazione di ELT, l’Extremely Large Telescope – conclude Mauro Centrone – Il nostro obiettivo ultimo è installarla sul più grande telescopio del mondo”.  

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