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In un libro l'orrore giudiziario che travolse Enzo Tortora

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Ultimo aggiornamento 17 Luglio, 2023, 03:40:22 di Maurizio Barra

Sono passati 40 anni dal giorno in
cui, il 17 giugno 1983, la vita di Enzo Tortora venne sconvolta
da una vicenda giudiziaria sconcertante. Quel giorno, su ordine
della Procura di Napoli, Tortora venne arrestato con l’accusa
di far parte della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo
all’interno della quale il noto presentatore avrebbe avuto un
ruolo di primissimo piano nel traffico di droga gestito
dall’organizzazione criminale. A distanza di un congruo lasso di
tempo dall’ultima sentenza, quella della Cassazione, che smontò
definitivamente le accuse contro Tortora, esce un libro per i
tipi di Luigi Pellegrini Editore “Quando l’Italia perse la
faccia” – L’orrore giudiziario che travolse Enzo Tortora”.

   
Si tratta di un libro-intervista in cui il penalista
Raffaele della Valle, che fece parte del collegio difensivo di
Tortora insieme con Alberto Dall’Ora e Antonio Coppola, con il
giornalista Francesco Kostner ricostruisce quello che Giorgio
Bocca definì “Il più grande esempio di macelleria giudiziaria
del nostro Paese”. Le accuse infamanti non impedirono a Tortora,
di essere condannato in primo grado a dieci anni di reclusione.

   
Un’assurda e indimostrata impalcatura probatoria che cadde
miseramente nel processo di Appello, conclusosi il 15 settembre
1986. Sentenza assolutoria suggellata, infine, dalla Corte di
Cassazione.

   
Nel libro per la prima volta in modo compiuto ed analitico,
l’avvocato della Valle, racconta la storia giudiziaria assurta
nell’immaginario collettivo a simbolo di una Giustizia contraria
ai principi costituzionali e alle fondamentali regole di un equo
ed equilibrato processo penale.

   

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