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Destre avanti in Spagna ma Sanchez crede nella rimonta

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Ultimo aggiornamento 22 Luglio, 2023, 00:05:19 di Maurizio Barra

La Spagna è pronta votare. E stavolta in gioco non c’è solo il prossimo presidente del governo di Madrid, ma anche, chissà, i futuri equilibri europei, visto che queste elezioni, insieme a quelle polacche, sono le ultime prima che tutta l’Unione vada alle urne l’anno prossimo. Un Paese storicamente diviso in due assiste agli ultimi comizi dei quattro leader in lizza per la Moncloa, alle ultime polemiche tra di loro, in vista di un voto ancora dall’esito incerto. Le destre, il Pp e Vox insieme, potrebbero avere la maggioranza alle Cortes ma certamente non hanno un programma comune, anzi i loro leader si punzecchiano continuamente. Il Psoe e Sumar, invece, sarebbero indietro secondo gli ultimi sondaggi di una settimana fa. Ma mai come ora Sanchez e Diaz appaiono uniti e compatti, convinti di poter continuare il loro lavoro al governo. Un paradosso che emerge chiaro in questa ultima giornata di campagna elettorale, visto che domenica le partite da vincere sono due: non c’è solo quella per avere la maggioranza, ma anche l’altra, molto più complicata, per formare un governo. Il candidato premier del Pp, Alberto Nunez Feijòo, è certo della vittoria: “C’è un partito, il nostro, che è pronto a vincere, e altri tre che si battono per chi guiderà l’opposizione”, dice da giorni. Il suo obiettivo è vincere da solo, ipotesi quanto meno remota se non impossibile, ma l’unica che gli permetterebbe di snobbare Santiago Abascal, l’alleato estremista così ingombrante ma necessario per diventare premier.. 

   

 A El Mundo ha confessato chiaramente cosa pensa di Vox: “Non condivido la sua visione dello Stato delle autonomie, né la sua visione del cambiamento climatico, né la sua visione della violenza sessista, né il suo modo di affrontare le polemiche”. E Abascal ha restituito pan per focaccia, rinfacciando al Pp di voler fare patti con il Psoe pur di governare: “Votare il partito popolare è come giocare alla lotteria, non si sa mai cosa farà. Solo Vox assicura la fine del sanchismo”, ha detto tra gli applausi durante uno dei suoi numerosi comizi. Scambi di cortesie che certamente non rappresentano la migliore premessa per governare un Paese insieme. E Feijòo anche oggi ha continuato con gli scivoloni. Da anni è attaccato per la sua amicizia, immortalata da una foto degli anni ’90, con Marcial Dorado, successivamente condannato per narcotraffico. Ha sempre detto che all’epoca “non c’era Google, non c’era internet” e non era possibile scoprire al volo la sua identità. Oggi, candidamente, ha ammesso che ai tempi di quella foto era al corrente che fosse non un trafficante di droga ma “un contrabbandiere di sigarette”. Non contento, ha attaccato la ministra del Lavoro accusandola di “truccare” le cifre sull’occupazione. Normale affondo politico? Sì, se non avesse aggiunto: “Lei è un’esperta nel truccarsi”, con un chiaro riferimento, del tutto inappropriato, al suo look. Ennesime gaffe di una lunga serie che nell’ultima settimana ha mobilitato l’elettorato progressista, tanto che sia Pedro Sanchez sia Yolanda Diaz si dicono sicuri della rimonta. Le prossime ore diranno se hanno ragione.

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