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America Ferrera, eroina di Barbie con il suo monologo

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 27 Luglio, 2023, 01:39:45 di Maurizio Barra

Da bambina, America
Ferrera non aveva nemmeno una Barbie. La sua famiglia non poteva
permettersele e lei ci giocava solo quando andava a trovare una
cugina. Nata a Los Angeles nel 1984, ultima dei sei figli di due
immigrati onduregni, l’ex ragazza con occhiali, apparecchio e
pessimo look protagonista della serie ‘Ugly Betty’ non aveva
certo tra i suoi sogni nel cassetto quello di partecipare al
primo kolossal che dà carne, ossa e sentimenti all’iconica
bambola Mattel. “Il mondo di Barbie non mi ha mai affascinata –
ha ammesso in un’intervista al Los Angeles Times (rilasciata
prima che gli attori aderissero allo sciopero contro gli
Studios) -. Non mi sono sentita rappresentata o riflessa in
esso”. Da ‘Le donne vere hanno le curve’ del 2002 e dalla
spiritosa Betty che le è valsa fama, Emmys e Golden Globe,
Ferrera ha sempre interpretato personaggi femminili che sfidano
il canone di bellezza imposto da Hollywood. Proprio questa
estraneità deve essere stata l’elemento che ha convinto la
regista Greta Gerwig ad affidarle il monologo centrale del suo
film già campione di incassi. Quattro minuti di teoria e pratica
del femminismo contemporaneo che tutte le recensioni hanno
esaltato: “epico”, “potente”, “cruciale”. Ferrera interpreta
Gloria, madre single di figlia adolescente, che vive nel mondo
reale e lavora alla fabbrica Mattel. È lei l’eroina del film,
perché è lei che scuote Barbie verso il riscatto, con questo
flusso di parole che catturano le aspettative impossibili a cui
ogni donna deve tenere testa: “Non devi invecchiare, non devi
mai essere sgarbata, mai vantarti, mai essere egoista, mai
fallire, mai mostrare la paura, mai rompere gli schemi. È troppo
difficile!”. “Greta mi ha passato il copione dicendo: Meryl
Streep mi ha detto che questo è il monologo che ha aspettato per
tutta la sua carriera. Ma io l’ho scritto per te. Quindi,
divertiti’. Che pressione!”, ha confessato a Vanity Fair. “Non
capita spesso alle attrici latine. Ci sono pochi ruoli creati e
pensati per noi a Hollywood e di solito non sono in film da 100
milioni di dollari che analizzano un’icona della cultura
americana”, ha invece ammesso al Los Angeles Times. L’attrice ha
poi raccontato a Variety: “Credo di averlo ripetuto 500 volte.

   
Greta mi ha lasciato massima libertà. Poi abbiamo girato per ben
due giorni. Avremo fatto 30-50 ciak solo per il mio monologo.

   
Alla fine tutta la crew lo sapeva a memoria!”.

   

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