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Istat: in sei mesi i salari perdono oltre sei punti di potere d'acquisto

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Ultimo aggiornamento 27 Luglio, 2023, 12:49:39 di Maurizio Barra

La dinamica tendenziale delle retribuzioni contrattuali continua a mostrare un progressivo rafforzamento ma nei primi sei mesi, nonostante il recente rallentamento dell’inflazione, la distanza tra la dinamica dei prezzi e quella delle retribuzioni supera ancora i sei punti percentuali. Lo segnala l’Istat. A giugno 2023 la crescita su base annua è stata del +3,1% (la più marcata da novembre 2009) con il comparto pubblico – che beneficia dell’applicazione degli incrementi relativi ai rinnovi del triennio 2019-2021 siglati a partire da maggio 2022 – che registra l’incremento più alto (4,4%).

L’Istat peraltro segnala che l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a giugno 2023 segna un aumento dell’1% rispetto al mese precedente e del 3,1% rispetto a giugno 2022. L’aumento tendenziale è stato del 3,9% per i dipendenti dell’industria, dell’1,6% per quelli dei servizi privati e del 4,4% per i lavoratori della pubblica amministrazione. Alla fine di giugno 2023, i 42 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica riguardano il 46,1% dei dipendenti – circa 5,7 milioni – e corrispondono al 45,2% del monte retributivo complessivo.

Nel primo semestre 2023, la retribuzione oraria media nominale – segnala l’Istat – è del 2,4% più elevata di quella registrata nel primo semestre 2022. Sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore alla fine di giugno 2023, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie nel secondo semestre (luglio-dicembre 2023) registrerebbe per l’intera economia un incremento nominale del 2,9%, corrispondente a un incremento del 2,7% nella media del 2023. L’aumento dei prezzi registrato dall’Istat a giugno su base annua è del 6,4% mentre l’inflazione acquisita per l’anno è al 5,6%.

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