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Niger: golpisti isolati, anche Mosca chiede la moderazione

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Ultimo aggiornamento 1 Agosto, 2023, 04:18:05 di Maurizio Barra

La palla rimbalza sempre di più nel campo dell’Ecowas, la comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, deputata per vocazione e per indicazione compatta da parte delle cancellerie occidentali a dipanare l’intricata matassa del Niger, con la giunta militare golpista isolata da europei e americani e osservata con cautela perfino da Mosca che chiede moderazione nonostante l’entusiasmo filoputiniano che imperversa nelle strade di Niamey. Intanto il nuovo uomo forte Abdourahamane Tchiani va per la sua strada e ordina l’arresto di quattro ministri e di Fourmakoye Gado, leader del partito del presidente.

La richiesta del ripristino del governo legittimo arriva da tutti i fronti che guardano con apprensione alla deriva di uno degli ultimi partner dell’Occidente nella regione del Sahel, tuttavia parzialmente rassicurati dalla prima foto post golpe diffusa online del deposto presidente Mohamed Bazoum, secondo alcune fonti detenuto nella sua residenza, ritratto sorridente e in buona salute con il presidente del vicino Ciad Mahamt Idriss Deby arrivato in Niger “per esplorare tutte le strade e trovare una soluzione pacifica alla crisi.” Gli Stati Uniti “sostengono l’Ecowas nel difendere l’ordine costituzionale in Niger. Il governo legittimo e democraticamente eletto deve essere immediatamente reintegrato”, afferma il segretario di Stato americano Antony Blinken.

“L’Ue sostiene tutte le misure adottate da Ecowas come reazione al colpo di Stato avvenuto in Niger e le appoggerà rapidamente e con decisione”, gli fa eco l’Alto Rappresentante Ue Josep Borrell. E proprio con Borrell, oltre che con la collega francese Catherine Colonna, ha avuto un colloquio telefonico il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che sottolinea come l’Italia sia “in prima linea per affrontare la crisi” e non riconosca la giunta militare. Roma vuole una soluzione diplomatica e lavora ad un accordo “per evitare spargimenti di sangue”, ha aggiunto il responsabile della Farnesina mentre nel pomeriggio a Palazzo Chigi c’è stata una riunione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo stesso Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i vertici dell’Intelligence.

 

L’Italia – è stato precisato al termine dell’incontro – “auspica una soluzione negoziale della crisi e la costituzione di un governo riconosciuto dalla comunità internazionale”.

“Favorevole” al “rapido ripristino dello stato di diritto” e alla “moderazione di tutte le parti in modo che non ci siano vittime” anche il Cremlino, per bocca del portavoce Dmitri Peskov che coglie l’occasione per un distinguo netto con la linea interventista e guerrafondaia del solito Yevgeny Prigozhin. Le considerazioni di Mosca “non dovrebbero essere messe sullo stesso piano semantico” di quelle fatte dal leader del Gruppo Wagner, cesella Peskov. E il riferimento è alle dichiarazioni dei giorni scorsi in cui Prigozhin aveva plaudito al golpe e aveva candidato i suoi a “ristabilire l’ordine”.

A dare man forte al lavorio diplomatico, quello vero, anche il taglio degli aiuti che potrebbe mettere in ginocchio il Niger, Cina permettendo. “L’attacco inaccettabile al governo democraticamente eletto mette a rischio” i “profondi legami” tra Ue e Niger, attacca la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La Germania rende nota la sospensione già dalla scorsa settimana “di tutti i fondi a Niamey.

Anche la Francia plaude alle iniziative di mediazione dell’Ecowas mentre rafforza le misure di sicurezza attorno alla sua ambasciata presa d’assalto domenica dai manifestanti. Sul banco degli imputati per il passato coloniale e per il presente ‘neocoloniale’, Parigi è stata accusata dai golpisti di voler “intervenire militarmente” per reinsediare Bazoum. Una risposta al presidente Emmanuel Macron che aveva preannunciato tolleranza zero e una reazione immediata in caso di attacchi” contro i francesi e il loro interessi”. Parigi non avrebbe problemi a mettere in campo le sue forze speciali, anche se la ministra Colonna rinvia al mittente le accuse di un possibile intervento. Dall’Italia intanto arriva il no netto di Crosetto che guarda con favore al mantenimento dei contingenti europei di stanza nel Paese. E avverte sui potenziali “effetti deflagranti” di un “intervento fatto da europei bianchi”. “Il compito dell’Occidente – ribadisce il responsabile della Difesa – non è buttare benzina, ma buttare acqua sul fuoco”.
   

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