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Discesa a remi del Danubio, successo per la regata inclusiva

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 3 Agosto, 2023, 21:01:44 di Maurizio Barra

Dall’Austria all’Ungheria,
attraversando la Slovacchia, per un totale di 600 km: è la
“Discesa a remi del Danubio”, regata internazionale ed inclusiva
alla sua quinta edizione, che si è conclusa ieri con un altro
successo anche per l’Italia. Il percorso, da Schlögen a
Budapest, è stato infatti completato dalle 4 barche da 8 con
timoniere divise in due gruppi, con a bordo anche atleti
diversamente abili, seguite nel tragitto su 2 motoscafi dagli
organizzatori e dai tecnici dello staff. Per l’Italia era
presente il Circolo Canottieri 3 Ponti (CC3Ponti) di Roma,
affiliato alla Fic-Federazione Italiana di Canottaggio, che ha
ideato e organizzato la manifestazione con il sostegno della
Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale. Ad affiancare gli
atleti master (over 55), erano a bordo anche vogatori
diversamente abili: Ludovica Tramontin, Luca Agoletto e Daniele
Stefanoni del Circolo Canottieri Aniene, l’atleta ipovedente
Marco Carapacchio del Circolo Canottieri 3 Ponti e i due
canottieri austriaci, anch’essi ipovedenti, Nathalie Podda e
Michael Supper del Donauhort Ruderverein di Vienna. Ha preso
parte alla seconda parte della regata da Vienna a Budapest, con
il consueto entusiasmo, l’atleta del Pararowing (il canottaggio
praticato da persone con disabilità fisiche, sensoriali o
intellettive) del Cc3Ponti, Daniela De Blasis, alla sua seconda
esperienza al timone sul Danubio. Tra gli accompagnatori Florian
Kremslehner, Richard Sellinger e Eszter Hauer. La gara è stata
di indubbia difficoltà, per la grandezza del fiume, le sue
correnti, le numerose chiuse, l’interazione con le tante navi
che lo percorrono, l’imprevedibilità di un “avversario”
instabile come il tempo.

   
“Se l’acqua ha una memoria – si legge in una nota del
Cc3Ponti – quella del Danubio ricorda, anno dopo anno, di
agevolare la caduta, tra le atlete e gli atleti partecipanti
alla Discesa, di tutte le barriere: linguistiche, anagrafiche,
fisiche, legate alla storia personale o agli eventi occorsi a
ciascuno. Gli equipaggi hanno imparato a conoscersi,
riconoscersi e supportarsi dando vita a performances brillanti
dal punto di vista del superamento della fatica e di un
crescente perfezionamento tecnico. Semplicemente passando,
mentre remano e affrontano insieme ostacoli in barca e fuori,
dall’inclusione ad una relazione, benefica per tutti”.

   

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