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La formazione sistemica per non sottovalutare i segnali della violenza

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 4 Agosto, 2023, 12:42:24 di Maurizio Barra

Quando una donna vittima di violenza chiede aiuto, il primo impatto con chi la accoglie è importantissimo, fondamentali le informazioni che si danno. La formazione del personale è importante affinché sappia intercettare i segnali di violenza su una donna che denuncia o chiede aiuto o si presenta in pronto soccorso con segni di maltrattamenti. “Non tutte le donne sono pronte a raccontare subito in una maniera esplicita quello che è successo. È compito delle istituzioni lavorare in rete con gli altri attori della rete antiviolenza. La formazione è la chiave perché questa rete possa essere attivata”, spiega Sabrina Frasca, responsabile della formazione presso Differenza Donna. 

Spesso accade che una donna chiede aiuto e chi avrebbe dovuto proteggerla la espone ad ulteriori rischi. Se un operatore non è correttamente formato potrebbe sottovalutare il pericolo che la donna corre e non attivare le procedure di protezione. Potrebbe addirittura sottoporla ad ulteriori violenze, facendo domande inopportune; potrebbe ignorare del tutto il bisogno di protezione e di sicurezza della donna; o potrebbe commettere errori che mettono a rischio la vita di quella donna.  

Quando una donna arriva in pronto soccorso con una lesione siamo in una fase della violenza molto acuta perché le lesioni arrivano in una fase avanzata del maltrattamento. “Se un medico non è formato penserà ad uno schiaffo come ad un episodio di poca gravità mentre la donna potrebbe essere in pericolo di vita”, spiega Frasca. 

Tutto questo non è scontato. Ancora oggi la sottovalutazione della violenza è frequente, ecco perché dovrebbe esserci un impegno anche economico perché si avvii una formazione sistemica nella società, indispensabile per un reale cambiamento. Dare competenze agli attori della rete antiviolenza ma anche all’interno di qualsiasi categoria professionale, in qualunque luogo abitato da donne, anche per le violenze invisibili, basti pensare alle molestie sul lavoro. La formazione dovrebbe essere inserita in modo sistemico nei corsi di laurea di tutte le professioni che sono nella rete antiviolenza (da medicina a psicologia a sociologia), ma anche nelle scuola di polizia. “Si fanno nuove leggi ma non si va ad attaccare realmente la questione culturale stanziando fondi per la formazione”, spiega Frasca. 

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