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Skarsgard, in What remains un viaggio all'inferno

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 4 Agosto, 2023, 22:55:42 di Maurizio Barra

Si cerca “sempre la
sceneggiatura mai scritta prima per un film che non è ancora
stato stato realizzato in quel modo. Ed è esattamente
l’impressione che ho avuto leggendo questo script. E’ molto dark
e bello. Volevo far parte di questo viaggio all’inferno
collettivo”. Così Stellan Skarsgard, racconta What remains, il
dramma noir di Ran Huang, ispirato da una storia vera,
presentato al Locarno Film Festival fuori concorso. L’attore
svedese che come alcuni dei suoi figli Bill, Alexander e Gustav
(qui coprotagonista con lui) ha conquistato Hollywood, da Genio
ribelle alla serie dell’universo di Star Wars, Andor, è arrivato
per presentare il film, rinunciando però al Leopard Club Award
(attribuitogli dal festival e annunciato a giugno), in segno di
solidarietà con lo sciopero in corso a Hollywood.
What remains nasce da fatti reali, quelli legati a Sture
Ragnar Bergwall (anche conosciuto cpme Thomas Quick) ,
considerato per 30 anni il più grande serial killer della storia
della Scandinavia: l’uomo, rinchiuso in un istituto
psichiatrico, si era accusato di 39 omicidi, con condanne per
otto in via definitiva. Si è appurato, però che erano tutte
confessioni false, poi ritrattate dallo stesso Quick nel 2008.

   
Nel lungometraggio, che è un vero film di famiglia, visto che
come cosceneggiatrice (insieme al regista) c’è la moglie di
Stellan Skarsgard, Megan Everett Skarsgard, la storia originale
fa solo da spunto. Al centro della trama, ambientata negli anni
’90, c’è Mads Lake (Gustav Skarsgard, già interprete di Vikings,
e nel cast, fra gli altri, di Oppenheimer) auto accusatosi di
molestie su bambini e di diversi omicidi. Rinchiuso in una
struttura psichiatrica,viene posto a confronto con la ‘sua’
verità e gli abusi subiti da bambino dalla psicoterapeuta Anna
Rudebeck (la candidato all’Oscar Anna Riseborough) e dal
poliziotto, con un problema di dipendenza dall’alcol Soren Rank
(Stellan Skarsgard).

   
E’ sicuramente il ruolo più difficile della mia carriera –
spiega Gustav Skarsgard -. sarebbe stato facile fermarsi alla
repulsione iniziale che suscita un personaggio così. E’ stato un
‘regalo doloroso’ poterlo interpretare”.

   

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