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Lampedusa: le drammatiche immagini del salvataggio da parte della guardia Guardia Costiera

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 7 Agosto, 2023, 04:34:35 di Maurizio Barra

Cinquantasette tratti in salvo dalla Guardia costiera in un mare in condizioni proibitive. Altri 34 “esfiltrati” in elicottero con scene da soccorso in alta quota sulle Alpi dopo quasi 48 ore arenati sugli scogli sotto il sole e ostaggio delle condizioni meteo che ne impedivano il recupero. È il bilancio di un weekend caldissimo sul fronte della pressione migratoria in Sicilia. Messa a dura prova la capacità dell’hotspot sull’isola delle Pelagie – la Prefettura di Agrigento ha disposto il trasferimento di 360 dei 2.412 migranti ospiti della struttura nelle prossime ore – e dei soccorritori. “Equipaggi stanchissimi” per essere “soltanto a inizio agosto” racconta una fonte. Le motovedette SAR della Guardia Costiera CP319 e CP324 hanno ripescato in mare i cadaveri di una donna incinta e di un minore e salvato la vita a 57 persone – 47 uomini e 10 donne – con due diverse operazioni di ricerca e soccorso condotte oltre 20 miglia a sud di Lampedusa e a cui hanno partecipato gli elicotteri della Guardia di Finanza e dell’agenzia europea Frontex. Le immagini diffuse dal Comando generale della Capitanerie di Porto mostrano operazioni di salvataggio rese proibitive e pericolose dalle pessime condizioni del mare con gommoni tubolari in balia di onde alte diversi metri. La squadra mobile di Agrigento sta sentendo i superstiti. Sono state proprio le testimonianze dei sopravvissuti delle due barche, salpate da Sfax in Tunisia fra mercoledì e giovedì e colate a picco, a permettere una stima dei dispersi: all’appello ne mancano una trentina. Quelli che ce l’hanno fatta sono “provati dal naufragio” spiega Ignazio Schintu, vice segretario generale della Croce Rossa Italiana che dai primi di giugno gestisce l’hotspot a Lampedusa. Le prime cure hanno migliorato le condizioni sanitarie ma rimangono critiche quelle “psicologiche di cui ci stiamo occupando“.

Tutti salvi invece i 34 migranti che erano rimasti bloccati venerdì sugli scogli nella zona di Capo Ponente – vicino al faro dell’isola – con alla spalle una parete rocciosa di 70-100 metri. Impossibile il recupero via mare, sono stati attivati l’Aeronautica militare, il Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico e i vigili del fuoco, coordinati dalla Questura di Agrigento, arrivando a paventare l’ipotesi di un recupero in parete che si sarebbe annunciato lungo e complicato per percorrere lo strapiombo con una singola persona per volta. Non è stato necessario. Dopo un breve rifornimento sull’isola l’elicottero militare ha permesso di mettere in sicurezza le persone – fra cui 6 donne e un minore – calando verricelli e imbracature. Anche per loro parte ora l’iter investigativo con la prima comunicazione di polizia giudiziaria. Gli inquirenti proveranno a capire se dietro l’imbarcazione finita alla deriva ci sia un nuovo attacco “pirata” di predoni che in alto mare rubano i motori ai natanti. Come quelli svelati la scorsa settimana dalla Procura di Agrigento nell’inchiesta che ha portato all’arresto per pirateria internazionale di un comandante tunisino e tre membri dell’equipaggio contestando per la prima volta questo reato lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Un’ipotesi che per il momento non viene esclusa dagli investigatori.

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