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Il rapimento Matarazzi e l'inferno dell'Anonima

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Ultimo aggiornamento 8 Agosto, 2023, 20:23:26 di Maurizio Barra

(di Clemente Angotti)
“IL SEQUESTRO
MATARAZZI.NELL’INFERNO DELL’ANONIMA”, A CURA DI PIETRO MELIA
(EDIZIONI CITTA’ DEL SOLE, PP 101, euro 12)
Da una parte un allora giovane cronista in forza al “Giornale di
Calabria”, Pietro Melia, e, dall’altra, Tobia Matarazzi, figlio
di imprenditori e destinato ad un futuro nell’azienda di
famiglia, protagonista, suo malgrado, non solo di uno dei primi
sequestri di persona avvenuti nella Locride ma anche vittima e
testimone involontario di una sorta di mutazione, che si
potrebbe definire quasi genetica, della mafia in Calabria.

   
E’ l’epilogo di una metamorfosi quello che fa da sfondo al
racconto a due voci che propone il libro- intervista “Il
sequestro Matarazzi, nell’inferno dell’Anonima Spa”, scritto da
Pietro Melia, edito da Città del Sole e che si avvale del
contributo del giornalista Aristide Bava e la postfazione del
magistrato Ezio Arcadi, già sostituto procuratore a Locri.

   
Un”evoluzione’, dalla vecchia alla nuova mafia, innescata
dall’omicidio del boss dei boss Antonio Macrì, custode delle
regole dell’onorata società, ucciso perché contrario al business
della droga e dei rapimenti.

   
In cento pagine Melia racconta anche dei suoi inizi nel mondo
del giornalismo sviluppando il racconto di un sequestro-lampo,
eseguito nel giugno del 1975 e risoltosi poco meno di un mese
dopo con la liberazione dell’ostaggio da parte dei carabinieri.

   
Il sequestro si verificò pochi mesi dopo l’omicidio di Macrì,
che inaugurò la “stagione” forse più drammatica e carica di
conseguenze nefaste a più livelli per la Locride. Alla
liberazione dell’ostaggio fecero seguito l’arresto dei suoi
carcerieri e un processo di cui si dà conto in coda al libro.

   
Pensato e realizzato, come racconta lo stesso Melia, che ha
lavorato alla Rai, oltre che per vari quotidiani, ed è stato tra
i cronisti di punta della sua generazione, da un incontro
casuale con Tobia Matarazzi, oggi 75enne, a Roma, a distanza di
decenni da quei fatti e dal contesto in cui la vicenda
raccontata è maturata, il libro, a distanza di mezzo secolo,
rende il clima dell’epoca in cui, in un certo senso, si
consolidarono le fondamenta di una delle più potenti, se non la
più potente, organizzazione criminale al mondo. Un dialogo che
consente di rileggere un episodio o, secondo l’autore,
‘l’episodio’ che ha fatto da spartiacque nell’evoluzione
criminale delle cosche, dando anche la possibilità di conoscere
dalla viva voce della vittima del sequestro l’entità del dramma
umano suo e della sua famiglia. Il giovane Matarazzi era
all’epoca tra gli eredi di una benestante famiglia di
commercianti che si era insediata nella locride dagli albori del
Novecento. A loro il boss Macrì aveva garantito protezione e
tranquillità. Una situazione che, evidentemente, stava stretta
ai giovani leoni della criminalità locale, ansiosi di imporsi
sulla piazza.

   
Con il rapimento di Matarazzi il sequestro di persona a scopo
di estorsione divenne parte importante del “core business” della
criminalità organizzata e, come mette in evidenza Ezio Arcadi
nella sua postfazione, fece terra bruciata attorno alle
prospettive economiche e di sviluppo della Locride e, di
riflesso, dell’intera Calabria.

   

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