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Morte di Michela Murgia, l'addio alla scrittrice femminista che ha raccontato la sua malattia

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 11 Agosto, 2023, 08:21:50 di Maurizio Barra

La scrittrice è morta a Roma all’età di 51 anni, era affetta da carcinoma renale al quarto stadio

Morte di Michela Murgia, l'addio alla scrittrice femminista che ha raccontato la sua malattia ansa

Michela Murgia durante il suo intervento al Salone del Libro di Torino, in sala Oro, 19 maggio 2023

Lo scorso maggio rivelò ad Aldo Cazzullo, in un’intervista per il Corriere della Sera, di essere affetta da un tumore al quarto stadio, con metastasi “già nei polmoni, nelle ossa, al cervello”. Da quel momento, Michela Murgia ha raccontato pubblicamente i suoi ultimi mesi di vita. Già nel 2014, quando era candidata alla presidenza della Regione Sardegna, le era stato diagnosticato un cancro al polmone. Allora decise di non parlarne perché “non volevo pietà”. Questa volta il cancro è partito dal rene, ma a causa del Covid “avevo trascurato i controlli”. Murgia ha lottato per i suoi ideali fino alla morte, avvenuta a Roma all’età di 51 anni. La sua vita privata ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica dapprima con l’annuncio della malattia, e la breve prospettiva di vita, e in seguito con le seconde nozze “in articulo mortis” per garantire alla sua famiglia “allargata” quello che la “legge non garantisce”: pur non credendo nel valore del matrimonio, la decisione fu un “atto politico”.

L’addio di Luxuria, Ventura e Riccardo Noury

“Ci eravamo messaggiate da poco e non potevo immaginare che tutto precipitasse così velocemente: un grande dolore e una immensa e troppo precoce perdita. Ci mancherà il tuo pensiero lucido e mai banale”, scrive Vladimir Luxuria sui social. “Buon viaggio a una donna speciale, padrona delle sue idee”, si legge sull’account di Simona Ventura. “Le persone come Michela Murgia sono corrosive. Perché, appunto, corrodono, intaccano i poteri, non ne sono comode stampelle. Indicano una direzione, un cammino da intraprendere. Raccontano di diritti e di libertà”, dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.

Il cordoglio di Littizzetto, Cucciari e Saviano

“Michela, amore. Grazie per tutto”, è il messaggio di Loredana Lipperini. “Non so come faremo a stare senza di te. Ci hai insegnato come vivere e anche come morire”, scrive Luciana Littizzetto. “Nella notte delle stelle, va via una stella. Libera fino all’ultimo: addio Michela Murgia”, è il post di Paolo Borrometi. “Quel tuo ultimo sorriso, donna luminosa, lo porterò sempre con me”, dice Geppi Cucciari. L’affetto per Michela Murgia rimbalza sui social dove si moltiplicano i messaggi di cordoglio. “Ma l’amor mio non muore”, scrive Roberto Saviano.

L’addio dal mondo della Politica

“Lotteremo insieme sempre, perché ci sarai sempre e vinceremo noi”, commenta il deputato Pd Alessandro Zan. “Buon viaggio Michela, la pensavamo in modo diverso, ma spero tu possa ora trovare la pace”, scrive la ministra del Turismo Daniela Santanchè, mentre il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini pubblica una foto della scrittrice con la scritta “Una preghiera”. “Molte cose ci dividevano da michela murgia, ma ora è il momento del dolore per la sua scomparsa e del rispetto per una donna che ha reso la sua malattia un incitamento alla pienezza della vita. Le sue argute provocazioni, anche al mondo cattolico, hanno saputo stimolare riflessioni politiche e sociali profonde. La diversità di pensiero è una ricchezza e riteniamo che persone come michela murgia abbiano contribuito ad elevare il livello del nostro dibattito pubblico. Ci mancherà”, ha affermato Maurizio  Lupi.

Quando il personale è politico

Cambiare il mondo e le sue regole iniziando dal cambiare le relazioni: con la parola, i gesti, il corpo. La vita e l’opera di Michela Murgia sono un tutt’uno, dai libri alle scelte pubbliche e serene della sua fase finale, un’eredità laica.

Le seconde nozze in articulo mortis

Michela Murgia dopo la diagnosi di carcinoma renale sposò, lo scorso 15 luglio, Lorenzo Terenzi con un rito civile. “Lo abbiamo fatto ‘in articulo mortis’ perché ogni giorno c’è una complicazione fisica diversa, entro ed esco dall’ospedale e ormai non diamo più niente per scontato”, scrisse. “Lo abbiamo fatto controvoglia, se avessimo avuto un altro modo per garantirci i diritti a vicenda non saremmo mai ricorsi a uno strumento così patriarcale e limitato, che ci costringe a ridurre alla rappresentazione della coppia un’esperienza molto più ricca e forte, dove il numero 2 è il contrario di quello che siamo”.

“È caduto il primo ciuffo, mi raso a zero”

Dopo aver rivelato il tumore, Michela Murgia condivise in rete la caduta del primo ciuffo. “Stamattina la sardità dei miei capelli ha ceduto ed è caduto il primo ciuffo. Con l’ultimo barlume del taglio abbiamo girato i lanci social di ‘Tre ciotole’. Poi abbiamo fatto questo”.

Le opere di Michela Murgia

Dalla sua esperienza come venditrice telefonica nasce “Il mondo deve sapere” (2006), romanzo tragicomico sul mondo dei call center, che ha ispirato l’opera teatrale omonima e il film “Tutta la vita davanti” (2008). Molto legata alla sua terra, Michela Murgia nel 2006 ha dato vita al blog “Il mio Sinis” per raccontarne i luoghi meno noti della Sardegna. Nel 2008 aveva firmato “Viaggio in Sardegna” (2008). Due anni dopo è uscito “Accabadora”, premio Super Mondello e premio Campiello, considerato il suo capolavoro, storia di un’anziana donna che in un villaggio sardo dà di nascosto la morte ai malati gravissimi che gliela chiedono e di una bambina che la donna adotta e che scopre a poco a poco il vero scopo delle uscite notturne della madre adottiva. Nel 2011 pubblicò “Ave Mary”, riflessione senza filtri sul ruolo della donna nel contesto cattolico. Tra le sue opere successive ci sono il saggio breve sul femminicidio “L’ho uccisa perché l’amavo. Falso!” e ancora “Futuro interiore”, “L’inferno è una buona memoria”, il saggio “Istruzioni per diventare fascisti”, “Noi siamo tempesta”. Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo. “Stai zitta”, “God save the queer”. “Catechismo femminista” e infine l’ultimo “Tre ciotole – Rituali per un anno di crisi”: un romanzo che si apriva sulla diagnosi di cancro, un intreccio di storie tra i protagonisti costretti ad attraversare un cambiamento radicale che li costringe a forme inedite di sopravvivenza emotiva.

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