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Niger: domani vertice militare dell'Ecowas in Ghana

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 11 Agosto, 2023, 19:10:38 di Maurizio Barra

È stato fissato per domani in Ghana, nella capitale Accra, un nuovo vertice dei Capi di Stato Maggiore della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) sulla crisi in Niger. Lo riporta Radio France Internationale. La riunione è stata convocata dopo il summit di ieri ad Abuja, dove i leader dei Paesi dell’Africa Occidentale hanno deciso la mobilitazione preventiva delle forze armate dell’organizzazione.

Oggi tanto gli Stati Uniti come la Germania hanno espresso il loro appoggio all’organizzazione regionale, senza tuttavia appoggiare esplicitamente la richiesta di un intervento militare, mentre cresce la preoccupazione per la salute del presidente Mohamed Bazoum, deposto dal golpe militare dello scorso 26 luglio.

    Il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha dichiarato che “l’organizzazione che riunisce i paesi dell’Africa occidentale sta svolgendo un ruolo chiave nel chiarire la necessità che si ritorni all’ordine costituzionale e ne sosteniamo la leadership”. Da parte sua  Svenja Schulze, ministra tedesca della Cooperazione economica e dello sviluppo, ha detto in un’intervista che “finora nessuno ha perso la vita
in questo colpo di Stato” in Niger, e “conosciamo situazioni diverse per altri golpe. Ed è per questo che vedo ancora possibilità di soluzioni pacifiche, se la pressione è davvero abbastanza forte”. Secondo Schulze,  va sostenuta la forte pressione sulla giunta di Niamey da parte dell’Ecowas.

   L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Josep Borrell, ha pubblicato due messaggi su Twitter nel quali ha sottolineato che “l’Ue ribadisce la sua profonda preoccupazione di fronte al deterioramento delle condizioni di detenzione del presidente Mohamed Bazoum e della sua famiglia che, secondo le ultime informazioni, sarebbero senza cibo, elettricità e cure da diversi giorni”. “Chiediamo ancora una volta la loro liberazione immediata e senza condizioni. Il presidente Bazoum ha dedicato la sua vita per migliorare la vita quotidiana dei nigerini. Nulla giustifica un simile trattamento”, aggiunge Borrelll.

   E anche il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha espresso “profonda preoccupazione” per il “deterioramento delle condizioni di detenzione” del presidente nigerino Mohamed Bazoum, definendo “inaccettabile” il trattamento riservatogli dalle autorità militari che lo hanno rovesciato. Nella stessa dichiarazione, il leader “esprime il suo fermo sostegno alle decisioni dell’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, che ha deciso di dispiegare le forze per ripristinare l’ordine costituzionale in Niger.

   L’Ecowas, dopo una lunga riunione straordinaria, ha aumentato notevolmente il livello di pressione sui golpisti, ordinando la mobilitazione delle forze armate dell’organizzazione e dando il via libera ad un’operazione militare “il prima possibile”. Così lo ha detto il presidente della Costa d’Avorio Alassane Ouattara al termine del summit straordinario di Abuja convocato sulla crisi nel Niger. “I capi di stato maggiore faranno altre riunioni per finalizzare le cose ma hanno l’accordo della conferenza dei capi di Stato affinché l’operazione inizi il prima possibile”, ha detto Ouattara.

      I leader africani si dicono ancora disposti a insistere sulla via del dialogo ma la strada della diplomazia è stretta e accidentata, perché i segnali arrivati dalla giunta dei generali nigerini sono di una nuova sfida: la creazione di un governo ex novo a propria immagine e somiglianza e la minaccia di uccidere il deposto presidente Mohamed Bazoum.

 

      Il summit dell’Ecowas, a quattro giorni dalla scadenza dell’ultimatum ai golpisti, è iniziato in modo dimesso. Aprendo i lavori il presidente, il leader nigeriano Bola Tinubu, ha spiegato che il “fondamento del nostro approccio è dare priorità ai negoziati diplomatici e al dialogo”. E poi ha ricordato che “purtroppo il nostro ultimatum di sette giorni non ha prodotto il risultato desiderato”. Da qui l’appello a “coinvolgere tutte le parti coinvolte, compresi i golpisti, in discussioni serie per convincerle a cedere il potere e reintegrare il presidente Bazoum”. Parole che erano suonate come la definitiva rinuncia all’uso della forza. Il comunicato finale, invece, è stato di altro tenore. Oltre ad annunciare un inasprimento delle sanzioni contro la giunta nigerina, l’Ecowas ha “ordinato al comitato dei capi dell’esercito” degli 11 Paesi dell’organismo “di attivare le forze in modalità d’attesa e ordinarne il dispiegamento” in vista di un possibile intervento. Un segnale che la pazienza nei confronti dei golpisti sembra essersi esaurita, e che ci si stia rassegnando al peggio. Questo annuncio è stato tuttavia accompagnato dall’auspicio che la crisi possa ancora risolversi senza armi, ha fatto sapere lo stesso presidente nigeriano Tibutu. E’ impossibile al momento stabilire quando e in che cornice giuridica scatterebbe l’intervento armato, anche perché si attende tutta una serie di altri passaggi.


Mohamed Bazoum


 

L’Ecowas infatti ha chiesto all’Unione Africana di dare il proprio via libera e soprattutto ha invocato il sostegno di quanti più partner possibile, inclusa l’Onu. Ma è comunque certo che i Paesi vicini del Niger abbiano deciso di alzare ulteriormente la voce, al termine di una giornata in cui il nuovo regime a Niamey ha fatto di tutto per chiudere definitivamente la porta della diplomazia. La nuova sfida dei militari è stata lo scioglimento del governo, espressione del voto democratico del 2021. A capo del nuovo gabinetto è stato messo un civile, Ali Mahaman Lamine Zeine, ma a guidare i nevralgici ministeri della Difesa e degli Interni sono stati piazzati due generali già membri del Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria, che è il vero cuore del regime. I golpisti hanno anche respinto l’appello del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres al “rilascio immediato e incondizionato” del deposto Bazoum. Ed hanno avvertito che lo “uccideranno” in caso di intervento armato internazionale. Il messaggio era stato recapitato all’inviata americana a Niamey, Victoria Nuland, che nei giorni scorsi aveva tentato una mediazione.

 

 

 

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