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La grande caccia: con droni e sensori alla ricerca del mostro di Loch Ness

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Agosto, 2023, 11:19:56 di Maurizio Barra

Sono trascorsi 90 anni dai primi avvistamenti “moderni” di Nessie, creatura leggendaria che abiterebbe i fondali del lago di Loch Ness, in Scozia.

Il mistero che aleggia da ben più di un secolo sulla sua esistenza presto potrebbe essere svelato. Il prossimo fine settimana prenderà il via la più grande caccia al mostro degli ultimi 50 anni. Come riferisce il Guardian, centinaia di volontari da tutto il mondo stanno raggiungendo le rive del lago delle Highlands, attualmente ai suoi minimi livelli dal 1989 per il cambiamento climatico, nella speranza di avvistare finalmente Nessie.

L’evento è stato organizzato al Loch Ness Center e le ricerche, che dureranno due giorni, si concentreranno sulla superficie del più grande specchio d’acqua dolce del Paese per volume, per reperire interruzioni nell’acqua ed eventuali movimenti inspiegabili. Non solo, saranno impiegate apparecchiature di rilevamento che non sono mai state utilizzate prima, inclusi droni per produrre immagini termiche dell’acqua dall’aria con telecamere a infrarossi, e un idrofono per rilevare segnali acustici sotto la superficie dell’acqua.

Loch Ness, Scozia Getty

Loch Ness, Scozia

Negli ultimi decenni, scienziati, biologi e semplici appassionati hanno cercato di trovare prove dell’esistenza del mostro di Loch Ness, descritto dai “testimoni” come un pesce di grandi dimensioni, immerso nelle acque del lago, profondo 230 metri o addirittura di un rettile marino preistorico come un plesiosauro, ma senza successo. 

“Il nostro obiettivo è sempre stato quello di registrare, studiare e analizzare tutti i comportamenti e i fenomeni naturali che possono essere più difficili da spiegare”, ha dichiarato Alan McKenna, della Loch Ness Exploration, che ogni mattina informerà i volontari in diretta dal Loch Ness Centre su cosa cercare e come registrare i ritrovamenti.    

“La nostra speranza è quella di ispirare una nuova generazione di appassionati di Loch Ness e, unendovi a questa ricerca condotta su larga scala, avrete la possibilità di contribuire personalmente a risolvere questo mistero che ha affascinato così tante persone in tutto il mondo”, ha continuato McKenna. E anche, bisogna aggiungere, a rilanciare una stagione turistica “addormentata” per l’impatto combinato della Brexit, dello spopolamento e della crisi del costo della vita.

“Il rinnovato interesse per la leggenda del mostro ha portato a prenotazioni incredibili per tutta la stagione estiva”, ha confermato Fraser Campbell, direttore del Cobbs Group, proprietario del nuovo hotel Drumnadrochit e di altri siti lungo la A82, la strada che costeggia la sponda occidentale del lago.

“L’area ha molto di più da offrire di un mostro mitico. Da un lato abbiamo la montagna più alta del Regno Unito e dall’altro le più grandi aree di acqua dolce. E’ un posto fantastico e ogni stagione è diversa”, ha aggiunto.

Steve Feltham da decenni scruta il lago a caccia di Nessie Getty

Steve Feltham da decenni scruta il lago a caccia di Nessie

Storia del mostro di Loch Ness

La prima menzione di un mostro nelle vicinanze del lago risale al Medioevo, nel 564, quando il monaco irlandese St Columba raccontò del suo incontro terrificante con una “bestia acquatica” nel fiume Ness, che scorre dal lago, e che avrebbe cacciato via con le sue preghiere. Ma è a partire dagli anni Trenta che gli avvistamenti” si susseguirono riempendo le prime pagine dei giornali locali fino a conquistare fama internazionale.

Nel 1933 l’Inverness Courier riferì dell’avvistamento di una “creatura simile a una balena” da parte di Aldie Mackay e di suo marito, manager dell’hotel Drumnadrochit. Lo stesso anno un uomo di nome George Spicer raccontò di aver visto “una forma straordinaria di animale” di tipo preistorico

A poca distanza l’una dall’altra arrivarono anche le prime fotografie. Risale al novembre 1933 quella di Hugh Gray dove si vede un lungo corpo sinuoso che nuota in superficie facendo ribollire l’acqua. Secondo alcuni si trattava in realtà del labrador retriever dello stesso Gray che nuotava verso la fotocamera con un bastone in bocca.

Mostro di Loch Ness: la foto di Hugh Gray del 1933 Wikipedia

Mostro di Loch Ness: la foto di Hugh Gray del 1933

La “foto del chirurgo”

La foto più famosa del mostro è però quella scattata dal dottor Robert Kenneth Wilson nei pressi di Invermoriston, con l’ausilio dell’amico Maurice Chambers, il 19 aprile 1934, passata alla storia come la “foto del chirurgo” perché l’autore chiese l’anonimato. Pubblicata sul Daily Mail, fu smascherata sessant’anni dopo, nel 1994. Era un falso: non ritraeva che un sottomarino giocattolo al quale era stata attaccata una sagoma che emergeva dall’acqua a forma di testa di serpente.

Esiste anche un video, girato da Malcolm Irvine, in cui il mostro sembra nuotare alla velocità di circa 15 km l’ora.

Mostro di Loch Ness: foto di Robert Kenneth Wilson Ap

Mostro di Loch Ness: foto di Robert Kenneth Wilson

La leggenda ai giorni nostri

Gli avvistamenti e le battute di caccia si sono susseguite fino a tempi più recenti. Nel 1987, l’operazione Deepscan ha dispiegato apparecchiature sonar su tutta la larghezza del lago e ha affermato di aver trovato un “oggetto non identificato di dimensioni e forza insolite”.

Nel 2018, un team internazionale di ricercatori delle università di Otago, Copenaghen, Hull e Highlands and Islands ha condotto un’indagine sul Dna del lago, alla ricerca di specie insolite, e in seguito ha escluso la presenza di animali di grandi dimensioni.

Tra le ipotesi che riscuote più successo fra i sostenitori dell’esistenza del “mostro” è che si tratti di uno o più esemplari di plesiosauro o di elasmosauro sopravvissuti in qualche modo all’estinzione. In ogni caso non esistono prove verificate a meno che non spuntino fuori il prossimo weekend.

Per Paul Nixon, direttore generale del Centro di Loch Ness, parte del fascino duraturo della storia del mostro di Loch Ness è ed è sempre stata la sua accessibilità, in quanto “puoi letteralmente fermarti sulla riva del lago e farne parte”. Ed è quello che accadrà nei prossimi giorni.

Scheletro di Plesiosauro Getty

Scheletro di Plesiosauro

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