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Francesco in Mongolia, pellegrino tra fratelli in una "piccola" Chiesa. È la prima volta per un Papa

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Ultimo aggiornamento 1 Settembre, 2023, 01:34:35 di Maurizio Barra

Col viaggio che sta cominciando Papa Francesco segna un nuovo record: sarà il primo Pontefice a recarsi in Mongolia, terra di steppe immense e di stridenti contrasti climatici ed urbanistici. La comunità cattolica conta circa 1.450 battezzati su 3,5 milioni di abitanti (appena il 2% della popolazione totale). L’importanza della visita apostolica, il 43esimo viaggio di Bergoglio, è nella sua dimensione geopolitica: il Paese confina con la Russia e la Cina, quasi stretto tra i due giganti asiatici.

Lo scorso anno il Pontefice ha creato cardinale il giovane missionario Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulan Bator, attualmente il più giovane membro del Collegio cardinalizio con i suoi 49 anni. In altre occasioni, Francesco aveva espresso l’intenzione di visitare il Paese, lo ha manifestato anche durante l’Angelus di ieri, nel quale ha sottolineato che arriverà come “fratello di tutti”.

Papa Francesco pone la berretta cardinalizia sul prefetto apostolico di Ulan Bator, Giorgio Marengo, in occasione del Concistoro del 27 agosto 2022 ansa

Papa Francesco pone la berretta cardinalizia sul prefetto apostolico di Ulan Bator, Giorgio Marengo, in occasione del Concistoro del 27 agosto 2022

Marengo, in diverse interviste in occasione del Concistoro del 2022, aveva parlato della vivacità del “piccolo gregge” di fedeli mongoli, della loro testimonianza silenziosa in uno spirito di fraternità. Poco meno di duemila fedeli per una Chiesa, come quella cattolica, nata nel 1992 dopo settant’anni di regime comunista. I primi missionari giunti lì appartenevano alla Congregazione del Cuore Immacolato di Maria ed erano i padri Gilbert Sales, Robert Goessens e Wenceslao Padilla, che fu il responsabile della Missione sui iuris dal 1992, e poi il primo prefetto apostolico di Ulan Bator, fino alla sua morte, nel 2018.

Nel 2003 sono arrivati i Missionari della Consolata, famiglia religiosa fondata dal beato Giuseppe Allamano nel 1901, concentratisi in particolare ad Arvaiheer, nella regione di Uvurkhangai. Al momento, i missionari sono 77, tra sacerdoti, religiose e laici. Lo scorso anno hanno celebrato insieme a salesiani e altre piccole realtà ecclesiali il 30esimo anniversario di presenza della Chiesa Cattolica in Mongolia e hanno officiato una Messa sulla tomba di Padilla.

Il buddismo rimane la religione maggioritaria sebbene, in seguito ai decenni di ateismo di Stato, oltre il 30% della popolazione si dichiari tuttora non religiosa. Un dualismo come tanti che segnano il tessuto sociale e religioso della Mongolia: il cardinale Marengo, in una vecchia intervista, parlava di “due Mongolie”, quella della capitale – evoluta, tecnologica, dallo stile di vita e dalle costruzioni moderne – e poi “tutto il resto”, cioè i grandi villaggi di periferia, con gli allevamenti, le distese immense, le tradizioni antiche, ma anche la povertà (un terzo del totale della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà).

L’aspetto centrale, come già sottolineato, è quindi la dimensione geopolitica di questo Paese di missione, confinante con la Russia e la Cina. “L’importanza è evidente, vuol dire che il Papa ha una attenzione particolare a quest’area del mondo e crede molto nella capacità dei popoli dell’Asia di convivere pacificamente, di trovare soluzioni non violente e sagge anche ai conflitti” diceva Marengo a Vatican News e altri media in un incontro prima del Concistoro. “L’Asia – aggiungeva in quell’occasione – è la culla delle grandi religioni del mondo, perciò il tema del dialogo interreligioso, della convivenza pacifica, dell’aiuto reciproco tra esponenti di varie fedi è una realtà di tutti i giorni. È prima una realtà che una teoria, e quindi questo può dire molto alla Chiesa e al mondo”.

Il motto e il logo del viaggio: “Sperare insieme”

“Sperare Insieme” è il motto del viaggio. Con questa espressione si è voluto dare risalto al duplice significato del viaggio, quello di visita pastorale e di visita di Stato. Si è pertanto optato, per una virtù prettamente cristiana (la speranza), ma largamente condivisa anche in ambienti non-cristiani, associandola all’avverbio insieme, per sottolineare l’importanza della collaborazione bilaterale tra Santa Sede e Mongolia.

“Sperare insieme” rappresenta così un ideale comune e anche un elemento che si ritiene possa caratterizzare questo viaggio: la presenza del Santo Padre rappresenta per questa piccola porzione di popolo di Dio un segno di grande speranza e di incoraggiamento; d’altra parte, la Chiesa che è in Mongolia, con la sua piccolezza e marginalità, può offrire un segno di speranza per la Chiesa universale.

Per quanto riguarda il logo, al di sopra della scritta, si trova la mappa della Mongolia, tratteggiata con i colori della bandiera nazionale (rosso e blu); all’interno una ger (abitazione tradizionale mongola), dalla quale esce verso l’alto un fumo giallo (colore del Vaticano). Sulla destra della ger si staglia una croce. La ger e la croce sono contenute tra due scritte in verticale nella lingua mongola tradizionale, che riprendono il motto (“sperare insieme”).

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