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Iacona, il mio Presadiretta come una serie

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 2 Settembre, 2023, 18:57:54 di Maurizio Barra

(di Michele Cassano)
“Quest’anno ragioniamo un po’ come
una serie. Ci sono due o tre filoni principali che vogliamo
seguire e che tornano nelle varie puntate, non solo con i
reportage girati con un certo anticipo, ma anche con gli ultimi
aggiornamenti”. Riccardo Iacona si appresta a tornare alla guida
di Presadiretta, dal 4 settembre, alle 21.20 su Rai 3 per nove
appuntamenti.

   
Focus innanzitutto sull’ambiente con l’analisi delle
conseguenze dell’aumento della temperatura e la sfida della
messa in sicurezza del territorio; poi l’emigrazione, anche
questa dovuta in parte alle condizioni climatiche estreme in cui
vivono alcune popolazioni, come emerge da un reportage dalla
Tunisia; e ancora l’economia, con l’inflazione e la guerra in
Ucraina che continua a provocare vittime e a produrre effetti
sui portafogli degli occidentali.

   
Nella prima puntata un viaggio nei territori colpiti
dall’alluvione emiliano-romagnola, dalla montagna alla pianura.

   
Per capire non solo cosa è accaduto e perché, ma anche cosa
bisogna fare per difendere i nostri fragili territori. “La
novità di quest’anno sono gli aggiornamenti dei reportage –
spiega Iacona all’ANSA -. Lo faremo anche per la prima puntata:
c’è la partita dei soldi che è ancora da giocare. Sulle montagne
ci sono state centinaia di frane e i sindaci hanno solo
realizzato i lavori urgenti, perché per le opere più importanti
mancano i fondi e il timore è che con l’arrivo dell’inverno
arrivino altre frane”.

   
“Stiamo lavorando – prosegue Iacona – sul tema della
tiepidezza del contrasto al cambiamento climatico. C’è chi
contrasta quello che definiscono estremismo green, vogliamo
capire qual è la ratio di queste affermazioni. Li chiamano
negazionisti, ma queste posizioni hanno una ragion d’essere
anche politica in vista delle elezioni europee”.

   
Una puntata è dedicata anche al conflitto in Ucraina. “Sono
tornato in quel Paese in guerra e l’ho trovato ancora più
provato: il Pil che non c’è più, i posti di lavoro persi –
racconta -. Un paese totalmente sostenuto dai soldi
dell’Occidente”.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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