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L'allarme cyberbullismo, vittime e bulli sono sempre più piccoli

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 2 Settembre, 2023, 18:31:13 di Maurizio Barra

I consigli arrivano dalla Polizia postale e dagli psicologi e partono, ancora una volta, dall’importanza di parlare con i propri figli. Ma suggeriscono anche una serie di regole di ingaggio per l’utilizzo del cellulare.

 

1) Far entrare i social tra gli argomenti di scambio quotidiano. Parlarne non in modo investigativo ma informandosi su cosa gli piace, quali sono i loro interessi. Farlo          diventare uno dei tanti argomenti che si affrontano quotidianamente in casa in modo tale che si sentano liberi di parlarne se sono in difficoltà.

2) Conoscere i social network. Fanno parte della nostra società e non si può ignorarli. L’unico modo per capire davvero i ragazzi è entrare a farne parte “anche se non      ci interessa perché non siamo nativi digitali – spiega Cristina Bonucchi psicologa della Polizia Postale – ma oggi parlare di social network, avere un profilo è molto          utile per capire i meccanismi ed eventualmente condividere con i nostri figli qualcosa che riteniamo essere un problema”.

3) Indicare sempre l’età reale del ragazzo quando si apre un account. Nel momento in cui ricevono il primo smartphone è molto importante impostarlo con i loro dati      anagrafici “perché questo in automatico fa sì che i contenuti che gli vengono proposti siano adatti all’utente che li utilizza. Molti genitori pensano che mettendo il              proprio account possono controllarli meglio e invece è più pericoloso – dice Bonucchi – perché gli verranno proposti contenuti adatti a persone adulte”.

4) Collegare la propria mail alle app. E’ tra le funzioni del parental control o del Family link c’è l’attivazione della notifica collegata alla mail del genitore che permette di  riceverne una ogni volta che i ragazzi scaricano una nuova app, utile soprattutto per i più piccoli per monitorare i loro movimenti.

5) Stabilire dei limiti di tempo. Sempre attraverso il parental control si può impostare un limite giornaliero di utilizzo per ciascun social, utile anche per regolarsi perché    perdersi su Instagram o TikTok senza rendersi conto del tempo che passa è molto facile per i ragazzi. La cosa più interessante è vedere come inizialmente verranno      a chiedere più tempo, ma piano piano si abitueranno a gestire quello che gli è stato dato a disposizione. “E’ molto importante far capire ai ragazzi che questo è un          mondo che ha delle regole, dei limiti e dei rischi”, spiega Bonucchi.

6) Mai il cellulare in camera la sera. Bisogna mettere un confine tra la realtà e il mondo virtuale e tutelare il ritmo sonno veglia. “Addormentarsi con il telefono non è        funzionale perché lo schermo stimola la corteccia frontale, la parte cioè del cervello legata alle attività cognitive, di conseguenza dopo non si riesce a dormire. Inoltre è importante stabilire che nel momento in cui si va a letto si è al sicuro, non si corre il rischio di incappare in qualcosa di spiacevole”, spiega la psicologa Giulia Lauri, coordinatrice dell’area scuola di PsyPlus.

7) Come capire che qualcosa non va. Disturbi del sonno, scarsa autostima, depressione, ma anche disturbi alimentari. Sono questi i segnali di allarme più eclatanti lanciati da un adolescente vittima di bullismo. Ma prima di arrivarci ci sono dei comportamenti che possono anche sfuggire a un genitore o essere fraintesi che, se colti, permettono di capire con maggiore tempestività che c’è qualcosa che non va. “Cambiano improvvisamente il comportamento con gli amici, a scuola e o negli altri luoghi nei quali generalmente socializzano – spiega Lauri – sono restii a frequentare eventi che coinvolgono altre persone”. Ma non solo, un comportamento che può essere frainteso o addirittura scambiato per un atteggiamento virtuoso è il fatto che all’improvviso “evitano l’uso del computer, del tablet o del telefonino”. Il campanello d’allarme in questo caso è notare se sono “particolarmente stressati ogni volta che ricevono una notifica o un messaggio”.

8) L’importanza del collegamento con la scuola. Ha un ruolo fondamentale perché gli insegnanti vedono i figli in un contesto diverso rispetto alla famiglia. Possono osservarli all’interno di un gruppo di coetanei e capire se sono in difficoltà nei rapporti con gli altri. Per questo è molto importante avere colloqui regolari con gli insegnanti a prescindere dal rendimento scolastico dei propri figli.

9) Cosa può fare la scuola. “Dotarsi di un referente per la prevenzione e il contrasto al bullismo e cyberbullismo che sia adeguatamente formato”, spiega Lauri.  Avvalersi della collaborazione della polizia, degli psicologi scolastici, delle associazioni e dei centri di aggregazione presenti sul territorio. Avvalersi della piattaforma ELISA dedicata agli insegnati.

10) Parlare con gli esperti se si hanno dei dubbi. Dalla polizia Postale, agli psicologi alle associazioni come Bullistop e PsyPlus la galassia di assistenza e aiuto è molto ampia. Alla polizia Postale si possono inviare segnalazioni direttamente dal sito anche anonime. Bullistop offre la prima assistenza psicologica e anche legale. Info@bullistop.com è la mail oppure sui social @bulli_stop o ancora il sito . L’area scuola dell’associazione PsyPlus, impegnata in progetti di prevenzione di bullismo e cyberbullismo anche in partnership con Save The Children si può raggiungere al sito 

 

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