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Strage del treno, la Procura indaga sul nulla osta mancante

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Ultimo aggiornamento 4 Settembre, 2023, 20:25:38 di Maurizio Barra

Un casco di protezione giallo, con disegnato su un lato un cuore rosso che sanguina.

E’ su di uno scalino di una porta d’ingresso della stazione di Brandizzo, nel Torinese, dove cinque operai sono morti travolti da un treno nella notte tra mercoledì e giovedì. Il casco è tra mazzi di fiori che continuano ad aumentare. Ci sono quelli delle istituzioni, a partire dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo ha deposto il giorno stesso della tragedia, a cui si sono aggiunti quelli di alcuni ministri. In fila, ciascuno solo col nome di battesimo delle cinque vittime, Michael Zanera, 34 anni, Giuseppe Sorvillo, 43 anni, Saverio Giuseppe Lombardo, 52 anni, Giuseppe Aversa, 49 anni, Kevin Laganà, 22 anni, ci sono composizioni portate dalla Sigifer, la ditta per cui lavoravano. “Ti amiamo tanto, buon viaggio dalla tua famiglia e da tutti i tuoi cari amici Giuseppe Aversa, grade guerriero, con un cuore rosso”, è il biglietto dei familiari di una vittima. Sul muro è appiccicata una foto di Kevin, portata ieri dai suoi familiari, insieme a una composizione di fiori. Ci sono i cinque girasoli portati dai colleghi il primo giorno, uno per ciascuno dei morti. Un altro mazzo è di una squadra di colleghi di Bardonecchia, Umlv1. Le altre decine, piccoli e grandi, sono in gran parte anonimi.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, le telefonate registrate e i dati documentali già in possesso della procura confermano quello che era il sospetto della prima ora: nessuno aveva autorizzato l’avvio dei lavori al binario 1 della stazione di Brandizzo, nel Torinese, dove nella notte tra mercoledì e giovedì un treno in transito ha travolto e ucciso cinque operai. Antonio Massa, 46 anni di Grugliasco, l’addetto di Rfi al cantiere, il cosiddetto “scorta-ditta”, è stato il primo a finire nel registro degli indagati. “E’ un uomo distrutto”, sottolineano negli uffici della procura di Ivrea, dove in queste ore stanno affluendo faldoni di documenti da analizzare. Lui stesso, sentito nelle ore immediatamente successive il disastro, mentre ancora si trovava in ospedale a Chivasso, ha ribadito più volte di avere “mandato a morire quei ragazzi”. Come? Non rispettando le procedure di sicurezza.

“Il cantiere è iniziato senza alcun nullaosta”, sottolinea la procuratrice capo d’Ivrea, Gabriella Viglione, confermando gravi violazioni della procedura di sicurezza prevista per i cantieri di manutenzione ferroviaria. Il sospetto è stato confermato dall’incrocio di tutti gli elementi già raccolti dagli investigatori. A partire proprio dalle telefonate intercorse tra Massa e la dirigente movimento della stazione di Chivasso. I lavori, infatti, erano previsti in quel tratto e in orario notturno, ma era necessario coordinarsi con la sala operativa in quanto era previsto il passaggio di tre treni: uno di linea, uno di servizio (quello che ha travolto gli operai) e un terzo convoglio all’una e mezza di notte. Stando alle registrazioni, alle 23.30, la sala operativa avrebbe fornito all’addetto Rfi a Brandizzo delle fasce orarie nel corso delle quali effettuare i lavori, in relazione ai previsti passaggi dei treni, ma nessun via libera ad avviare il cantiere. Quando a mezzanotte, Massa richiama Chivasso per ottenere il nullaosta, il primo treno di linea è già transitato ed è possibile che sia stato erroneamente scambiato per il secondo che, invece, stava arrivando proprio in quel momento in stazione, a una velocità prossima ai 160 chilometri orari.

 

Gli operai, a quel punto, si trovavano già sui binari, evidentemente autorizzati dal referente Rfi e dal capocantiere, ma senza alcun via libera dalla centrale. Nella telefonata, prima che la linea cada, si sente sopraggiungere il convoglio. Quando Massa, pochi secondi dopo, riesce a ricontattare la centrale di Chivasso, la tragedia si è già consumata. Non è l’unico indagato: con lui c’è anche Andrea Girardin Gibin, 52 anni di Borgo Vercelli, capocantiere della Sigifer, l’azienda vercellese che aveva in appalto i lavori di manutenzione sui binari. Erano entrambi vicino al binario 1 quando il treno ha travolto i cinque operai. Saranno interrogati la prossima settimana a Ivrea. Per quanto riguarda i reati la procura indaga per disastro e omicidio colposo, ma non è escluso si arrivi a ipotizzare il dolo eventuale. “Ci stanno scrivendo colleghi da diverse procure – rivela poi la procuratrice Viglione – per segnalare episodi più o meno simili che si sono verificati di recente. Per questo proseguiamo anche con gli accertamenti per verificare se può essere considerata sicura la procedura complessiva. Quanto accaduto ha reso palese che il meccanismo di garanzia non era sufficiente a tutelare un lavoro così delicato”. Per quanto riguarda i funerali dei cinque operai invece si dovrà attendere ancora qualche settimana, perché c’è un oggettivo problema con l’identificazione dei resti. Un pool specializzato di medici legali è al lavoro, con diverse tecniche, per riuscire a identificarli in maniera ragionevole: le procedure dureranno parecchio tempo.

 

I familiari di Kebin Laganà

 

Salvini: ‘Anche un solo morto sul lavoro è troppo’

“Non sarò un ministro contento alla fine del mio mandato se avrò aperto 100 cantieri ma ci sarà anche un solo incidente sul lavoro, anche un solo morto è troppo” ha detto il ministro Matteo Salvini parlando al Forum Ambrosetti. “Non si può morire sul lavoro per mancanza di comunicazione. Non ho pace – dice Salvini – L’accertamento delle responsabilità non riporta in vita 5 operai ma dobbiamo essere sempre più presenti sulla sicurezza sul lavoro. Questi 220 miliardi devono essere spesi con la stessa tranquillità con cui abbiamo ricostruito il ponte Morandi”.  “La procedura c’è, non puoi andare a lavorare su un binario se non c’è l’autorizzazione che non passano più veicoli. È stato un drammatico errore su cui ovviamente dobbiamo andare fino in fondo, è inaccettabile”. Lo ha detto il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, rispondendo a una domanda sull’opportunità di aumentare la tecnologia per prevenire gli incidenti ferroviari, a seguito di tragedia di Brandizzo (Torino), a margine della sua partecipazione al Gran Premio di Monza. 

 

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