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Arriva Allen, scatta la protesta: "Spegnete i riflettori sugli stupratori"

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Settembre, 2023, 09:40:39 di Maurizio Barra

Clamorosa protesta questa sera davanti al tappeto rosso del Palazzo del cinema durante il red carpet di Coup de chance mentre passava il regista Woody Allen con la moglie Soon-Yi Previn. 

“Spegnete i riflettori sugli stupratori” ha gridato un gruppo di donne, ma anche alcuni uomini, inscenando un flash mob nella zona antistante tra il Palazzo e il Casinò anche mettendosi a seno nudo, prima di essere dispersi dalla sicurezza. Hanno diffuso un volantino in cui sottolinea la presenza al festival con altrettanti film di tre persone che sono state coinvolte in procedimenti penali per casi di abusi e violenze sessuali: Roman Polanski, Woody Allen e Luc Besson

 

80mo Festival del cinema di Venezia: Woody Allen, Soon-yi Previn e le figlie Matteo Rasero / LaPresse

80mo Festival del cinema di Venezia: Woody Allen, Soon-yi Previn e le figlie

“Quest’anno la Biennale del cinema di Venezia ha scelto di dare spazio a registi coinvolti in vicende di violenze sessuali contro donne, anche minorenni. Le scuse, accampate dal direttore della Mostra Alberto Barbera, seguono il vecchio copione della distinzione tra uomo, responsabile davanti alla legge, e l’artista il cui genio non è mai giudicabile poiché superiore e libero da responsabilità terrene. Non fareste mai sfilare sul red carpet chi ha agito, solo per citare gli ultimi casi, gli stupri di Palermo, Caivano e Milano”, si legge nel volantino in italiano e in inglese, diffuso stasera in cui si cita anche Luca Barbareschi per una discussa intervista di mesi fa. 

“La Biennale sceglie di non interessarsi alla questione, ma noi sappiamo – dicono le manifestanti – che lo spazio per parlare di violenza di genere è ovunque perché ovunque accade. Denunciamo oggi la condotta di luoghi come la Mostra di Venezia, che dovrebbe veicolare la cultura del consenso, del rispetto e del credere a chi subisce la violenza ma che di fatto scelgono di continuare a legittimare la cultura dello stupro”.

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