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Belgrado blindata per il Gay Pride, cori omofobi contro corteo

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Ultimo aggiornamento 9 Settembre, 2023, 23:46:41 di Maurizio Barra

A Belgrado, fra strette misure di sicurezza e un imponente dispositivo di polizia, ha preso il via il Gay Pride, appuntamento che negli anni scorsi è stato turbato da provocazioni, incidenti e scontri per le proteste violente di gruppi ultranazionalisti omofobi e estremisti di destra, molto presenti in Serbia e in altri Paesi dei Balcani le cui società sono ancora improntate per larga parte a stili patriarcali e ultraconservatori. E per ragioni di sicurezza alcune edizioni del Gay Pride di Belgrado sono state vietate dalle autorità, come l’Europride dello scorso anno.
    Dopo un raduno festoso e colorito nel parco Manjez, alcune migliaia di partecipanti hanno dato vita a un corteo per le vie del centro e tornare allo stesso parco dove in serata si terrà un concerto. Tante le bandiere arcobaleno del movimento Lgbtiq, striscioni, cartelli, palloncini colorati e musica.
    Massiccio il dispositivo di polizia, con gli agenti in assetto antisommossa lungo l’itinerario del corteo e i punti sensibili del centro, comprese le sedi di governo, ministeri, Parlamento, e anche il Pride Center, quartier generale dell’organizzazione.
    Alcune decine di contromanifestanti ostili al Gay Pride, fra cui diversi preti ortodossi, sono scesi in strada contro il corteo arcobaleno, tenuti a bada da un massiccio cordone di poliziotti. La situazione tuttavia è rimasta finora tranquilla e non si sono registrati eccessi. Assente la premier Ana Brnabic, lesbica dichiarata in visita in questi giorni in Corea del sud, a rappresentare il governo la ministra per l’integrazione euroropea Tanja Miscevic, che ha sottolineato l’importanza del rispetto dei diritti di tutti i cittadini, delle minoranze e le comunità che vivono nel Paese, il cui obiettivo è la piena integrazione nell’Ue. Presenti in segno di solidarietà con il movimento Lgbtiq alcuni ambasciatori stranieri, fra cui quelli Usa e Gb, entrambi firmatari di una dichiarazione congiunta di solidarietà sottoscritta alla vigilia del Gay Pride da 25 ambasciate, compresa quella italiana. Il presidente serbo Aleksandar Vucic e il sindaco di Belgrado Aleksandar Sapic hanno declinato l’invito a mostrare oggi la bandiera arcobaleno alle rispettive sedi e a partecipare al corteo. 
   

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