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Inciocchi, 'ad Agorà per portare dinamismo e vitalità'

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Ultimo aggiornamento 10 Settembre, 2023, 07:34:50 di Maurizio Barra

“Ho esordito in tv con il regista Duccio Forzano, che è un grande professionista. Una volta, rientrando da un servizio, mi disse: ‘sei bravo, ma ricordati che se non capisci i meccanismi della regia non farai mai nulla’. Per questo la prima cosa che ho fatto in Rai è stata andare in regia per farmi raccontare come lavorano e ho trovato una squadra straordinaria. Io metterò a disposizione la mia esperienza e il mio modo di condurre: mi ritengo un conduttore garbato che cerca di fare ironia con delicatezza e di fare sempre tutte le domande. Detesto chi urla e spero di fare un programma equilibrato”. Roberto Inciocchi, volto storico di Sky Tg24, è il nuovo acquisto della Rai, chiamato a dare nuova linfa ad Agorà, il talk che torna tutti i giorni da lunedì 11 settembre alle 8 per due ore su Rai3. Non mancheranno le novità della trasmissione che vedrà impegnata, insieme al conduttore, anche Francesca Martelli. “Lo studio avrà colori nuovi, tra il blu e il verde, sarà molto caldo, speriamo immersivo – dice Inciocchi all’ANSA -. Abbiamo anche semplificato il logo e alleggerito alcuni elementi dello studio. Vengo da una scuola che insegna la velocità e perciò proveremo a dare l’impressione che Agorà sia sempre viva, un posto dove tutto può accadere”. Novità sul fronte dei contenuti? “La struttura rimane la stessa, quella di un talk. Prima parte con ospiti che commentano la strettissima attualità, soprattutto politica. Tra le 9 e le le 9.15, quando possibile, ci sarà l’ospite di maggior rilievo per un faccia a faccia con me. La seconda parte sarà più centrata sulle storie. Dobbiamo, comunque, essere pronti a cavalcare la notizia che nasce sul momento. Ai colleghi ho detto che io porto con me le mie ore di volo: ho decollato e sono atterrato con tutte le condizioni metereologiche”. Qual è la sua idea di tv? “Nei talk si parla molto ma la tv è soprattutto fatta di immagini che spesso non hanno bisogno parole. Si trascurano anche i suoni delle immagini. Me lo insegnò il mio primo direttore a Sky Tg24, Emilio Carelli: quando morì Giovanni Paolo II, mentre tutti cominciavano a mandare in onda i coccodrilli, lui decise di optare per il silenzio e di mandare in onda per mezz’ora solo immagini del Papa. Fu un momento di tv altissimo e capii che a volte le immagini contano più delle parole”. Ci saranno collegamenti dall’esterno? “Sì, ma per me la tv deve essere dinamica. Il collegamento con il giornalista fermo che racconta il fatto è il passato. Serve dinamismo, occorre far vedere i luoghi, ascoltare ospiti che hanno qualcosa da dire, creare situazioni”. La prima differenza che ha notato tra Sky e Rai? “Sky Italia ha appena festeggiato i suoi 20 anni ed io ero lì dall’inizio. Quando sono andato via è stato commovente. Sky obbliga tutti ad un aggiornamento continuo, c’è un’evoluzione tecnologica continua, la ricerca continua della novità. Occorre saper cambiare approccio e pensiero molto velocemente. Pensavo che in Rai tutto questo non ci fosse e invece mi sono sbagliato: ci sono persone molto professionali, con le quali ci siamo capiti immediatamente. Ovviamente la Rai è una macchina gigantesca: ti confronti con molte altre professionalità, la catena di comando è più lunga”. Il suo arrivo è anche legato alla volontà di far crescere gli ascolti della fascia. È una sfida che la preoccupa? “Io ho fatto dieci anni di albe, conosco molto bene il tg della mattina. Non ho obiettivi dichiarati a differenza di altre trasmissioni, ma certamente mi viene chiesto di fare buoni ascolti. Sono fiducioso, lo sono di natura. Deve essere chiaro, però, che i risultati arrivano quando si va tutti nella stessa direzione, il conduttore da solo fa poco”. La stagione dell’informazione televisiva in partenza porta con sé molte novità. Le sembrano cambiamenti positivi? “Alcuni anni fa dicevano tutti che il talk era morto, si facevano riunioni per capire cosa cambiare. Io penso che la gente abbia bisogno di ascoltare il confronto tra i protagonisti della vita politica per formarsi le proprie idee, ma è essenziale che ci sia grande responsabilità nei confronti del pubblico. I cambiamenti possono portare un’evoluzione positiva, solo se prevale la serietà e il rispetto degli ascoltatori”.

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