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Il governo a caccia di risorse mentre BCE e ABI lanciano bordate alla tassa sugli extraprofitti

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 13 Settembre, 2023, 20:00:06 di Maurizio Barra

Mentre il governo è al lavoro per individuare nuove fonti di risorse cui attingere per finanziare la prossima Legge di Bilancio, la mattinata si apre all’insegna delle “bordate” a Palazzo Chigi. La prima da parte della Banca Centrale Europea, che mette in guardia: la tassa sugli extraprofitti delle banche, prevista un mese fa, “colpirà in particolare gli istituti meno significativi, che tendono a concentrarsi maggiormente sull’attività di prestito”.

L’Eurotower lo scrive nel parere legale dedicato all’imposta varata da Roma. La tassa (di fatto “contro” le banche), inoltre, “potrebbe portare alla frammentazione del sistema finanziario europeo a causa della natura eterogenea di tali imposte per il settore bancario”. La Bce ha raccomandato, quindi, che “al fine di valutare se l’applicazione” della tassa sugli extraprofitti “comporti rischi per la stabilità finanziaria e, in particolare, se sia potenzialmente in grado di compromettere la resilienza del settore bancario e di provocare distorsioni del mercato, il decreto legge sia accompagnato da un’analisi approfondita delle potenziali conseguenze negative per il settore bancario”.

Giovanni Sabatini, direttore generale ABI ANSA

Giovanni Sabatini, direttore generale ABI

Ieri la contrarietà delle banche: “Assenza di confronto preventivo, sia risparmiato il credito cooperativo”

Già ieri, del resto, il direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, aveva definito la norma “un vulnus alla fiducia riposta sul mercato finanziario italiano”. Il comparto bancario aveva scelto una sede istituzionale, le audizioni in Senato al Dl Asset, per esplicitare le proprie critiche e dubbi. Sottolineando soprattutto l’assenza di “confronto preventivo” da parte dell’esecutivo, senza mostrare aperture o ripensamenti dopo la scelta dello strumento del decreto.

Il punto che preoccupa di più gli istituti di credito e le associazioni e federazioni di categoria riguarda il mondo del credito cooperativo. Il presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba, ha chiesto “l’esclusione tout court” delle Bcc dalla tassa, ricordando il ruolo del comparto a favore dell’economia dei territori, che verrebbe fortemente compromesso. Assopopolari poi ha rilevato come le banche di minori dimensioni sopporterebbero un peso in proporzione maggiore delle grandi, vedendosi spazzare via il 24% degli utili, contro il 10% dei grandi istituti.

Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo (FdI) ANSA

Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo (FdI)

L’indiscrezione del Corriere: “Sanatoria totale per gli utili non dichiarati nelle cassette di sicurezza”

Ad aggiungere carne sul fuoco del dibattito, quello che scrive stamane il Corriere della Sera, a firma Federico Fubini: il governo starebbe studiando una “voluntary disclosure” (di fatto, un “perdono fiscale totale”) sulle ingentissime somme di denaro contante, accumulato in nero in cassette di sicurezza, casseforti in Italia e all’estero, dietro il pagamento di un’aliquota (26%). Si parla di centinaia di miliardi di euro.

L’idea di fondo, già ventilata in passato dal governo Renzi e messa nero su bianco dall’allora procuratore capo di Milano, Francesco Greco, consiste nel fornire a contribuenti evasori, che si sono macchiati di reati tributari, uno scudo fiscale, che permetta loro di regolarizzare somme nascoste, applicandovi un prelievo.

L’ipotesi a cui starebbe lavorando il governo, sempre secondo quello che scrive Fubini, riguarda le sole somme di “annualità accertabile”, vale a dire quelle su cui il contribuente può indicare il momento del guadagno. Ma i dubbi sono tanti e riguardano vari aspetti: con una possibilità del genere, si creerebbe un pericoloso precedente, aprendo le porte a pratiche di riciclaggio che diventerebbero sistematiche. Inoltre, si pensa di fissare un limite alle somme da sanare tramite questa procedura.

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